Nati (Akka): “Perché ho investito in Anthropic e non in OpenAI”

Nicolas Nati di Akka: “Se OpenAI si sta prendendo il mercato dei consumatori, Anthropic ha conquistato quello business. E io nel lungo termine credo molto di più nell’enterprise”

Redazione

Settembre, andiamo. È tempo di ricominciare. A fare cosa? Parlare di intelligenza artificiale. E la notizia che sta facendo discutere in questi giorni è legata all’interesse di Microsoft a inserire tecnologie Anthropic nel suo pacchetto Office 360. Nulla di strano se il gruppo fondato da Bill Gates e Paul Allen non avesse investito miliardi di dollari nella rivale OpenAI di Sam Altman, con la quale collabora ormai da anni. L’indiscrezione anticipata dalla testata di settore statunitense The Information è stata di fatto confermata da un portavoce della multinazionale, che ha tenuto però a precisare che «OpenAI continuerà a essere il nostro partner sui modelli di frontiera e rimaniamo impegnati in una collaborazione di lungo periodo». Non è un caso però che la soffiata sia arrivata a una settimana di distanza dalla chiusura di un round di investimento guidato da Amazon, Google, Lightspeed e Iconiq Capital. I 13 miliardi di dollari raccolti hanno triplicato il valore dell’unicorno guidato dai fratelli italo-americani Daniela e Dario Amodei.

Ma questa ormai è storia nota. Ciò che invece è passato un po’ in sordina è l’effetto sugli investimenti. A porvi la giusta attenzione Nicolas Nati, general manager europeo di Akka, il club fondato da lui, Giorgio Chiellini e Thomas Rebaud. Solo a luglio la società annunciava di essere entrata nel capitale della rivale di ChatGPT con circa 700 mila euro raccolti tra i suoi membri: in soli quattro mesi l’allocazione ha reso il 240%. Prima dell’ingresso di Akka Anthropic valeva 72 miliardi di dollari, oggi 183. Il profitto per gli iscritti, al netto delle commissioni, ammonta attualmente a 964 euro per ogni mille investiti. 

Nati, la domanda sorge spontanea: perché avete investito in Anthropic e non in OpenAI?

“Se OpenAI si sta prendendo il mercato dei consumatori, Anthropic ha conquistato quello business. E io nel lungo termine credo molto di più nell’enterprise. Inoltre Claude oggi è più forte di GPT-4 sui flussi di lavoro complessi, l’automazione delle attività per sviluppatori, la sicurezza e l’affidabilità su casi d’uso reali. Insomma è un modello progettato per le aziende, con più controllo, più allineamento, più compliance che le normative. Inoltre con il loro prodotto per sviluppatori, Claude Code, detengono il 42% del mercato della generazione di codici, mentre OpenAI è ferma al 21%”.

Che ruolo gioca il venture capital nello sviluppo di innovazioni come l’intelligenza artificiale?

“Il venture capital è un motore essenziale dell’innovazione. Consente di finanziare tecnologie e soluzioni che non potrebbero crescere attraverso il credito tradizionale, accelerando lo sviluppo di settori strategici come energia, sanità e digitale. Inoltre, il venture capital porta competenze e rete, trasformando idee in imprese solide e contribuendo alla crescita economica e all’occupazione qualificata”.

Eppure normalmente le tensioni geopolitiche spingono gli investitori a spostare i propri risparmi verso altre asset allocation: non c’è la possibilità che questa fonte di sostentamento importante per le startup possa depotenziarsi? 

“Alcuni investitori sono portati a ridurre l’esposizione al rischio, ma l’innovazione non si ferma con le crisi. Anzi, molti dei maggiori casi di successo nel venture capital sono nati in contesti complessi, perché si opera su orizzonti di cinque o dieci anni, indipendenti dai cicli di breve termine. È proprio nei momenti di incertezza che si creano le migliori opportunità per chi investe con metodo e strategia”.

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