Bitcoin sotto pressione, ma il mercato resta solido: l’analisi di CheckSig

Nella sua analisi la fintech italiana fa il punto sul ribasso dei prezzi del Bitcoin e sul comportamento degli investitori

Redazione

Negli ultimi quattro mesi Bitcoin ha affrontato una fase di forte instabilità, segnando un calo di circa 46% dal massimo storico di 107.000 euro. Secondo l’ultima analisi di CheckSig, il ribasso riflette dinamiche di mercato e problemi di liquidità, ma è inferiore ai ritracciamenti precedenti e mantiene Bitcoin campione in termini di performance corretta per il rischio.

Drawdown storici e prospettiva di lungo periodo

L’attuale flessione, pur significativa, è meno drammatica rispetto ai precedenti crolli: -93% nel 2011, -83% dopo il picco del 2017 e -72% nel bear market successivo al 2021. In prospettiva storica, secondo CheckSig, “il ritracciamento attuale appare quindi meno estremo rispetto al passato, segnale di una possibile progressiva normalizzazione dei drawdown in un mercato che, pur restando volatile, mostra dinamiche di maggiore maturità“.

Su orizzonti pluriennali, Bitcoin vanta uno Sharpe ratio compreso tra 1,5 e 2, molto superiore a quello delle azioni globali (0,5-0,7) e dell’oro (0,3-0,5). Ciò dimostra come l’elevata volatilità dell’asset sia ampiamente compensata da rendimenti proporzionalmente più alti: in diversi intervalli temporali, infatti, Bitcoin è risultato tra gli asset con la migliore performance corretta per il rischio a livello globale.

I fattori alla base della correzione

Il ribasso non è frutto del caso. Dopo il rally innescato dall’elezione di Donald Trump, l’annuncio di nuovi dazi statunitensi sulle importazioni cinesi, il 10 ottobre 2025, ha scatenato il più grande evento di liquidazioni nella storia delle criptovalute: 16 miliardi di euro di posizioni a leva spazzate via, con impatto diretto su 1,6 milioni di investitori.

Molte posizioni long hanno superato le soglie di garanzia, generando vendite forzate sugli exchange e amplificando la pressione ribassista. “Ne è derivata una cascata di vendite forzate che ha amplificato la pressione ribassista. Questa situazione ha reso i prezzi ancora più instabili, accentuando le oscillazioni con brusche variazioni anche nell’arco di poche ore“, sottolinea CheckSig.

Un nuovo shock è arrivato il 30 gennaio 2026, con la nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve. La sua posizione favorevole a ridurre il bilancio della banca centrale ha alimentato le attese di minore liquidità, penalizzando gli asset più volatili. In questo contesto, Bitcoin si è mosso in parallelo ai titoli tecnologici, confermandosi come asset “risk-on”.

Bitcoin, volatilità come caratteristica intrinseca: il commento di Ametrano

Nelle fasi di stress, Bitcoin tende a muoversi insieme agli asset tecnologici e non viene percepito come bene rifugio. Alcuni analisti ritengono che il grosso delle vendite possa essere alle spalle, mentre altri invitano alla cautela, sottolineando che la liquidità resta ridotta e la volatilità elevata.

Più rassicurante Ferdinando Ametrano, amministratore delegato di CheckSig: “La volatilità di Bitcoin non è un difetto da correggere, ma una caratteristica intrinseca di un asset scarso ancora in fase di scoperta. Nelle fasi di capitulation il mercato tende a confondere il rumore di breve periodo con fondamentali di lungo periodo che restano invariati, ma l’equivalente digitale dell’oro è qui per rimanere”.

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