La nuova applicazione Sora, lanciata da OpenAI il 30 settembre, ha registrato un successo immediato superando persino i numeri di ChatGPT, fino a oggi il prodotto di punta della società statunitense.
Un debutto lampo che supera ChatGPT
Secondo i dati di Appfigures riportati da TechCrunch, nei primi sette giorni Sora ha totalizzato 627.000 download su iOS, contro le 606.000 installazioni dello storico chatbot nella stessa finestra di lancio. L’app, disponibile al momento solo su iPhone, funziona su invito ed è accessibile unicamente al di fuori di Unione Europea e Regno Unito.
Appfigures evidenzia come l’adozione di Sora sia stata costante fin dal giorno del lancio. I download giornalieri hanno raggiunto un picco di 107.800 installazioni il 1° ottobre, per poi stabilizzarsi su valori comunque elevati: 98.500 il 4 ottobre e 84.400 il 6 ottobre. Una curva che segnala un interesse duraturo e non solo legato alla novità.
Il responsabile dello sviluppo, Bill Peebles, ha confermato i numeri in un post su X: «Sora ha raggiunto 1 milione di download più velocemente di ChatGPT. Il team lavora duramente per tenere il passo con la crescita inarrestabile. Sono in arrivo altre funzionalità e correzioni».
Il problema dei deepfake
Con questi numeri, Sora si candida a diventare il nuovo prodotto di punta di OpenAI. Ma al tempo stesso apre un’ulteriore riflessione sull’impatto dell’intelligenza artificiale nella creazione di contenuti audiovisivi e sulle sfide che ne derivano.
Secondo TechCrunch, la popolarità di Sora ha acceso i riflettori su un tema delicato: la possibilità di deepfake. Nonostante OpenAI abbia imposto limiti per evitare la creazione di filmati su personaggi noti, emergono già preoccupazioni. Zelda Williams, figlia dell’attore Robin Williams, ha denunciato la ricezione di immagini generate dall’AI che ricreavano le sembianze del padre.
Una vicenda che dimostra come l’uso della tecnologia possa rapidamente sconfinare in zone grigie etiche e legali.