La tokenizzazione degli strumenti finanziari sta progressivamente occupando il centro del dibattito nei mercati globali, spostando l’attenzione sulla blockchain dal mondo delle criptovalute in senso stretto a una trasformazione più profonda della finanza tradizionale.
Non si parla più soltanto di asset digitali alternativi, ma di un cambiamento infrastrutturale che coinvolge fondi, obbligazioni, ETF e l’intero sistema di gestione del risparmio.
Un’evoluzione che promette maggiore efficienza, costi più bassi e soprattutto nuovi vantaggi per gli investitori, ma che richiede ancora una traduzione concreta delle promesse in benefici reali.
Blockchain: dalla stagione delle criptovalute alla centralità nella finanza tokenizzata
Il focus del settore si sta gradualmente spostando: se negli anni scorsi le applicazioni blockchain erano dominate da Bitcoin, Ethereum e più in generale dal mercato crypto, oggi il baricentro si è spostato verso la tokenizzazione degli asset finanziari tradizionali.
In particolare quello dei fondi, che promette di rivoluzionare il risparmio gestito grazie a costi più bassi, maggiore efficienza operativa e un accesso più semplice ai mercati. Ma perché questa trasformazione possa favorire la partecipazione degli investitori retail, i vantaggi dovranno tradursi in benefici tangibili per il cliente finale.
È questo il messaggio lanciato da European Securities and Markets Authority (ESMA) durante la City Week di Londra, una posizione che l’ente ha ribadito proprio mentre si moltiplicano gli studi sull’impatto di questa innovazione. Secondo le analisi emerse nel dibattito europeo, il potenziale è rilevante: stime di Calastone (riportate da Focus Risparmio) rivelano che i fondi comuni tra Europa, Regno Unito e Stati Uniti potrebbero ottenere risparmi fino a 135 miliardi di dollari grazie alle efficienze generate dai token.
Efficienza, accesso e liquidità: i vantaggi attesi per gli investitori
Il cuore della narrativa sulla tokenizzazione riguarda non solo gli investitori professionali, ma anche i benefici potenziali per gli investitori retail. Lo stesso chief economist e head of Risk Analysis dell’Authorities, Steffen Kern, ha definito proprio l’inclusione degli investitori al dettaglio “uno dei traguardi più importanti” per il lavoro che l’autorità europea sta portando avanti sul tema.
Ma quali potrebbero essere? Ad esempio l’efficienza operativa. La riduzione degli intermediari e l’automazione dei processi tramite smart contract consentono di abbattere i tempi di regolamento e di semplificare attività come emissione, trasferimento e custodia degli strumenti finanziari. Questo si traduce, almeno in prospettiva, in costi di gestione più bassi.
Un altro vantaggio riguarda la liquidità. La possibilità di scambiare token in ambienti digitali potenzialmente continuativi, 24/7, riduce la rigidità dei mercati tradizionali.
Infine, la programmabilità degli strumenti rappresenta un elemento di discontinuità importante. Attraverso gli smart contract, le operazioni possono essere automatizzate, riducendo il margine di errore e aumentando la trasparenza del sistema.
Franklin Templeton e la costruzione di un nuovo livello infrastrutturale
Uno dei casi più rilevanti nel panorama internazionale è quello di Franklin Templeton, che ha integrato la tokenizzazione all’interno di una strategia più ampia di trasformazione del proprio modello operativo. E proprio il recente Innovation Forum da loro organizzato a Milano ha rappresentato un momento di sintesi di questa visione, mettendo al centro non solo i prodotti, ma l’intera architettura del sistema finanziario.
Secondo le posizioni espresse dai manager del gruppo, la tokenizzazione non riguarda semplicemente la digitalizzazione di strumenti esistenti. A detta di Sandy Kaul, responsabile di Franklin Innovative Research, Strategies and Technology (FIRST), si parla addirittura “della nascita di un nuovo livello universale di liquidità nel mondo degli asset digitali”. Destinato a cambiare radicalmente il funzionamento dei mercati, della custodia degli asset e dei pagamenti.
Questo passaggio implica una trasformazione profonda anche dei mercati: il primo grande cambiamento riguarda gli orari di mercato: “Non vivremo più in un mondo in cui i mercati aprono e chiudono nei giorni feriali”. Il secondo è l’evoluzione dei wallet digitali, che sostituiranno progressivamente la frammentazione degli attuali conti bancari e custodie titoli.
E poi la stessa tokenizzazione degli asset. Oggi “fondi comuni, ETF e altri veicoli rappresentano semplici strutture contabili”. Con la tokenizzazione, invece, gli asset diventano programmabili grazie agli smart contract. “Possiamo trasformare il token in un wrapper intelligente”, spiega Kaul.
Ma la svolta cruciale sarà l’unificazione delle infrastrutture di pagamento e di regolamento dei titoli. “Oggi i titoli si muovono su un’infrastruttura e i pagamenti su un’altra. Nel nuovo sistema tutto questo avverrà in pochi secondi sulla blockchain“.
Il caso della nota strutturata tokenizzata di UniCredit e Weltix
Accanto ai grandi gestori globali, anche il settore bancario europeo sta iniziando a muoversi nella stessa direzione. Un esempio è rappresentato da UniCredit, che insieme a Weltix sta esplorando modelli di emissione e gestione di strumenti finanziari tokenizzati.
Ne è un esempio la nota strutturata tokenizzata lanciata a dicembre 2025, con gestore del registro Weltix e la partnership tecnologica di BlockInvest.
Progettata per i clienti professionali del Wealth Management di UniCredit, con capitale protetto e rendimento indicizzato all’Euribor a 3 mesi, questa nota gode di un’infrastruttura DLT (la blockchain Polygon) che garantisce trasparenza completa e tracciabilità delle operazioni, registrando ogni transazione in modo permanente e verificabile, a differenza dei registri tradizionali che trattano dati aggregati.
A sua volta, la registrazione su blockchain pubblica permette di superare i limiti dei sistemi tradizionali, eliminando nel caso della nota la necessità di censimento presso Monte Titoli e accelerando emissione e regolamento quasi in tempo reale.