Non più nel 2026: OpenAI, l’azienda creatrice di ChatGPT, prevede di lanciare entro la fine dell’anno il suo primo chip personalizzato, progettato per ottimizzare le operazioni legate all’intelligenza artificiale. L’obiettivo? Ridurre la dipendenza da NVIDIA, ma non solo.
Appuntamento a fine 2025 con il chip di OpenAI
OpenAI “sta finalizzando il progetto del suo primo chip interno nei prossimi mesi e prevede di inviarlo per la fabbricazione presso Taiwan Semiconductor Manufacturing Co“. Così riferisce l’agenzia di stampa Reuters sull’ultimo capitolo della nuova avventura dell’azienda di ChatGPT, che da diversi mesi si è posta come obiettivo la realizzazione di un chip proprietario per l’intelligenza artificiale. Un chip che vedrà la luce non nel 2026, ma forse entro fine 2025.
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Sempre l’agenzia riferisce che lo sviluppo del chip di OpenAI è entrato nella fase del “tape-out”, l’ultimo stadio della progettazione prima della produzione effettiva.
Una fase molto costosa, dato che richiedere “decine di milioni di dollari [e] richiederà circa sei mesi per produrre un chip finito, a meno che OpenAI non paghi sostanzialmente di più per la produzione accelerata“. E anche molto delicata: eventuali difetti nei primi chip prodotti su larga scala potrebbero costringere a ripetere il processo, aumentando costi e tempi di realizzazione.
Caratteristiche e potenzialità del chip OpenAI
Al momento si conoscono pochi dettagli su questo chip. Previsto prima per il 2026 (anziché per il 2025), dovrebbe utilizzato all’inizio per gestire modelli di intelligenza artificiale, con la possibilità futura di addestrare modelli di AI, una funzione che potrebbe essere implementata in seguito.
OpenAI ha scelto il colosso taiwanese TSMC, già fornitore di Apple, come partner produttivo per questo ambizioso progetto. Il chip sarà infatti realizzato con il processo produttivo avanzato a 3 nanometri di TSMC e integrerà un’architettura systolic array con memoria ad alta larghezza di banda (HBM), un approccio simile a quello adottato da NVIDIA.
“Dopo il chip iniziale, gli ingegneri di OpenAI prevedono di sviluppare processori sempre più avanzati con capacità più ampie ad ogni nuova iterazione“, precisa l’agenzia.
Non solo l’indipendenza da NVIDIA
Obiettivo di OpenAI, come già detto sopra, è ridurre la sua dipendenza da NVIDIA, attualmente il principale fornitore di chip per l’intelligenza artificiale. Un’iniziativa simile a quella già intrapresa da altre grandi aziende tecnologiche. Apple, ad esempio, sta lavorando al suo primo chip server per AI in collaborazione con Broadcom, mentre Microsoft e Meta hanno già investito miliardi di dollari nel potenziamento della loro infrastruttura AI.
Oltre a ridurre la dipendenza da Nvidia, la produzione interna di chip potrebbe offrire a OpenAI un vantaggio strategico nel negoziare con altri fornitori e partner industriali. Con il suo nuovo chip, l’azienda punta a posizionarsi come un attore sempre più indipendente nel mercato dell’AI, controllando direttamente la propria infrastruttura hardware.
Nonostante gli investimenti ingenti, la realizzazione di chip AI interni rappresenta una sfida enorme. Sempre Reuters precisa che colossi come Google e Amazon hanno incontrato difficoltà nello sviluppo di processori personalizzati, a causa degli alti costi: “un nuovo progetto di chip […] potrebbe costare 500 milioni di dollari per una singola versione di un chip. […] Questi costi potrebbero raddoppiare per costruire il software e le periferiche necessari attorno ad esso“.