Meta e Google puntano sul geotermico per i loro data center

Il geotermico “avanzato” permetterà ai data center di Meta e Google di consumare energia ancora più pulita negli Stati Uniti

Redazione

Per sostenere la rapida espansione dei loro data center, Meta e Google devono fare sempre più affidamento alle fonti rinnovabili e pulite. Come ad esempio il geotermico “avanzato”, ovvero una fonte energetica che sfrutta il calore del sottosuolo attraverso tecniche di trivellazione ispirate al fracking. Con la sola differenza che, invece di estrarre petrolio o gas, essa produce elettricità senza emissioni.

Il geotermico “avanzato” che unisce Meta e Google

Riferisce il New York Times, Meta ha recentemente annunciato un accordo con la startup Sage Geosystems per sviluppare un sistema geotermico innovativo che promette di generare fino a 150 megawatt di energia pulita, sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico di circa 70.000 abitazioni.

Il progetto utilizza una variante del fracking, una tecnica comunemente associata all’estrazione di gas naturale e petrolio, ma in questo caso orientata a sfruttare il calore terrestre. La CEO di Sage, Cindy Taff, ha spiegato al NYT che, a differenza del fracking tradizionale, l’obiettivo qui non è estrarre idrocarburi, ma calore pulito.

“Si tratta fondamentalmente della stessa tecnologia di fracking. La differenza è che stiamo cercando il calore pulito invece degli idrocarburi come petrolio e gas”.

Sage ha già realizzato un pozzo di prova in Texas e si prepara a costruire la sua prima centrale geotermica su larga scala, probabilmente a est delle Montagne Rocciose, con l’avvio della produzione previsto per il 2027.

E come Meta, anche Google sta esplorando il potenziale del geotermico, e sembra essere leggermente più avanti. Grazie a una collaborazione con la startup Fervo Energy, Google ha avviato la costruzione di un impianto pilota da 5 megawatt in Nevada, con l’obiettivo di aumentarne la produzione in futuro. La stessa Fervo Energy, inoltre, sta lavorando alla realizzazione di un impianto da 400 megawatt nello Utah, destinato a fornire elettricità alle aziende pubbliche della California meridionale entro il 2026.

Il futuro è nel geotermico?

Guardando agli Stati Uniti, e anche all’Italia, il geotermico potrebbe essere una soluzione ideale allo sviluppo tech che sta avvenendo in entrambi i Paesi. A causa dell’aumento della domanda energetica, alimentato anche dall’espansione dell’intelligenza artificiale, si stima che entro il 2030 i data center negli Stati Uniti potrebbero consumare fino al 9% dell’elettricità del Paese, rispetto all’attuale 4%.

Davanti a questo scenario, sempre più startup nel mondo stanno lavorando per rendere il geotermico una fonte di energia più accessibile ed economica. Anche perché al momento negli Stati Uniti la produzione di energia geotermica si attesta a 3.900 megawatt (lo 0,4% del totale). Mentre in Italia, riferisce Repubblica, la capacità installata è di circa 916 megawatt.

La quota è così bassa in questi Paesi perché tradizionalmente l’energia geotermica è più limitata a regioni con abbondanza di acqua calda sotterranea, come l’Indonesia, le Filippine e la Turchia. Tuttavia, con l’avanzamento delle tecnologie di perforazione, il geotermico potrebbe espandersi anche in aree finora inesplorate degli Stati Uniti e dell’Italia. Così da poter fornire energia 24 ore su 24 a tutti, e senza problemi di natura meteorologica, come invece accade per l’eolico e il solare.

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