“Una smart city è un luogo in cui le reti e i servizi tradizionali sono resi più efficienti con l’uso di soluzioni digitali a beneficio dei suoi abitanti e delle imprese”. È questa la definizione che l’Unione Europea ha dato al concetto di smart city: una città altamente connessa, in grado di raccogliere ed elaborare ingenti quantità di dati. Da questa definizione è partita Unicusano che ha analizzato la situazione digitale delle città italiane, andando ad aprire una finestra sul futuro e sulle possibili applicazioni di tecnologie e innovazioni.
Lo studio di Unicusano
Il mercato italiano delle smart city oggi vale circa 900 milioni di euro. un dato importante che, però, nei prossimi anni è destinato a crescere. Questo di conseguenza aprirà la strada a circa 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro e professioni da qui al 2029.
Nonostante questi dati però, in pochi sanno davvero cosa siano le smart city. Secondo lo studio di Unicusano infatti solo una persona su due lo sa e, tendenzialmente, si tratta di giovani o persone di ceto medio-alto.
Solo il 13% dei cittadini ha dunque definito smart city il luogo dove vive avvalendosi di servizi come quelli anagrafici (61%), tributari (41%) e di mobilità (31%). Per il futuro però il 68% sostiene che nei prossimi 10 anni il proprio comune sarà più innovativo. Fiducia che potrebbe non essere tradita dato che, solo nell’ultimo anno, il 39% dei Comuni sopra i 15.000 abitanti ha avviato almeno un progetto su smart mobility, smart building o analisi dei dati legati al turismo, alla mobilità e agli eventi in città.
Andando a guardare a livello geografico, a spiccare tra le smart city italiane è Bergamo seguita da Firenze, Milano, Modena, Bologna, Genova, Torino, Trento, Venezia, Cagliari, Cremona, Padova e Roma. Si distaccano le città del Mezzogiorno, meno “digitali” rispetto al resto della penisola, con le uniche eccezioni di Bari, Napoli e Palermo.