La startup Orbit Fab vuole creare stazioni di servizio nello spazio

Per evitare di buttare altri satelliti nello spazio, la Orbit Fab propone di istituire delle stazioni di servizio spaziali a basso costo

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista

Non ci sono pochi satelliti nello spazio, e nel lungo periodo cominceranno ad aumentare anche gli Space Shuttle. Per questo bisogna subito pensare a come mantenerli in orbita, visto che il carburante non è infinito. La stessa Orbit Fab sta pensando infatti di sviluppare dei sistemi di rifornimento nello spazio, così da agevolare il processo. Ma non sarà affatto facile.

Purtroppo sarà un passo d’obbligo per l’aeronautica spaziale, dal momento che questa soluzione potrebbe diventare decisiva per un altro dilemma siderale. Quello della spazzatura spaziale.

Le stazioni di servizio spaziali, l’idea della startup Orbit Fab

Cosa succede quando uno o più satelliti finiscono il carburante? Che non è possibile mantenerli nel posto giusto in orbita e diventano detriti pericolosi. Fluttuano a velocità molto elevate e rischiano di entrare in collisione con altri satelliti.

Questa è quanto affermato alla CNN da Daniel Faber, CEO di Orbit Fab. Al momento la mancanza di carburante ha creato infatti un intero paradigma in cui le persone progettano le loro missioni spaziali muovendosi il meno possibile.

Anche perché oggi non si possono avere carri attrezzi in orbita per eliminare eventuali detriti rimasti. Né effettuare riparazioni e manutenzione, e neppure ispezionare nulla se si rompe.

Da qui l’idea di Orbit Fab di valutare un cambiamento di questo paradigma, smettendo di produrre più spazzatura e rifornendo di carburante i satelliti invece di disattivarli una volta esaurita la potenza.

Di recente la startup sta lavorando a un sistema che include porto, navette e cisterne di rifornimento, o stazioni di servizio orbitali, da cui le navette potevano prelevare il carburante. Ha pubblicizzato un prezzo di 20 milioni di dollari per la consegna in orbita di idrazina, il propellente satellitare più comune.

Al momento Orbit Fab non ha intenzione di affrontare la flotta di satelliti esistente. Vuole invece concentrarsi su quelli che devono ancora essere lanciati e dotarli di una porta standardizzata, chiamata RAFTI, per Rapid Attackable Fluid Transfer Interface. Semplificherebbe notevolmente l’operazione di rifornimento, mantenendo basso il prezzo.

Il dramma dei satelliti non funzionanti

La soluzione di Orbit Fab non è così innovativa come ci si potrebbe aspettare. Il concetto di rifornimento e manutenzione dei satelliti in orbita è stato introdotto dalla NASA nel 2007. Ma a parte qualche caso sperimentale, non è mai diventata la norma.

Riferisce la CNN che ora l’agenzia sta lavorando su OSAM-1, il cui lancio era previsto nel 2026 e tenterà di catturare e rifornire di carburante Landsat-7.

Dall’alba dell’era spaziale, con il lancio dello Sputnik I nel 1957, gli esseri umani hanno inviato in orbita oltre 15.000 satelliti. Dopo aver esaurito il carburante e aver terminato la loro vita utile, vengono bruciati nell’atmosfera o si ritrovano a orbitare come oggi attorno al pianeta come inutili pezzi di metallo.

E sono una minaccia, anche perché stanno letteralmente creando un’aura di spazzatura spaziale attorno al pianeta, composta da 36.500 oggetti più grandi di 10 centimetri (3,94 pollici) e ben 130 milioni di frammenti fino a 1 centimetro (0,39 pollici). Ripulire questi detriti è costoso e complicato: si conti che il piano sopracitato della NASA dovrebbe costare all’incirca 2 miliardi di dollari.

Oggi per fortuna ci sono le condizioni per poter fare la differenza. Prima non c’era infatti la percezione della necessità dato il numero limitato di veicoli spaziali, e il fatto che la tecnologia di manutenzione in orbita è diventata solo ora economicamente sostenibile grazie al progredire nella miniaturizzazione dei satelliti. Per questo è probabile che l’idea di Orbit Fab sia più realistica di quanto si possa immaginare.

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