Guerra silenziosa sui libri rari: l’intelligenza artificiale sotto accusa

Acquisti in blocco e ordini sospetti alimentano timori sulla sorte dei volumi più preziosi. Le tecniche di scansione non distruttive ci sono

Redazione
Libri rari acquistati da aziende AI, ai firms booksellers suspect

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

L’espansione dell’intelligenza artificiale sta aprendo un nuovo fronte di preoccupazione nel mondo dell’editoria antiquaria. Diversi librai hanno infatti iniziato a segnalare ordini anomali e acquisti in grandi quantità di libri rari o difficili da reperire, alimentando il sospetto che alcuni volumi possano essere destinati alla digitalizzazione per l’addestramento dei modelli AI. Il timore è che, una volta scansionati, gli originali possano essere distrutti, facendo scomparire copie fisiche che in alcuni casi sono impossibili da sostituire.

Come le aziende AI stanno comprando libri rari

La questione è emersa con particolare forza dopo alcune recenti segnalazioni relative ad acquisti massicci di testi cartacei. Un caso citato dalla fonte riguarda la libreria irlandese Kennys, che ha ricevuto un ordine definito “bananas” per circa 5.000 titoli poco conosciuti. A insospettire il libraio non è stata soltanto la quantità, ma anche l’assenza di una normale trattativa sul prezzo, comportamento ormai considerato un possibile campanello d’allarme.

A differenza di università e grandi biblioteche, che possono effettuare ordini consistenti per ragioni facilmente identificabili, alcuni di questi acquirenti rimangono difficili da individuare. I librai temono così che dietro determinati intermediari possano esserci aziende interessate a ottenere rapidamente grandi quantità di testi da utilizzare come dati per i propri sistemi di intelligenza artificiale.

Booksellers suspect AI firms: la reazione del mercato

Il sospetto ha iniziato a modificare il comportamento di una parte del mercato. Alcuni librai stanno prestando maggiore attenzione agli acquirenti e agli ordini particolarmente insoliti, mentre altri valutano la possibilità di rifiutare vendite potenzialmente destinate all’addestramento dell’AI.

La preoccupazione nasce anche da quanto accaduto nel 2025 con Anthropic, dopo una causa che aveva portato alla luce la distruzione di milioni di libri cartacei nell’ambito del processo di costruzione dei suoi modelli. La fonte precisa però che non ci sono indicazioni che Anthropic abbia distrutto libri rari e che l’azienda ha negato di averlo fatto.

La digitalizzazione e le conseguenze sulla memoria storica

Il problema non riguarda necessariamente la digitalizzazione in sé. Il punto centrale è cosa accade agli originali dopo la scansione. Distruggere una copia fisica può essere economicamente conveniente quando l’obiettivo è acquisire rapidamente enormi quantità di testo, ma nel caso dei volumi rari significa rischiare di perdere definitivamente una parte del patrimonio librario.

Esistono però metodi differenti. Google ha brevettato nel 2009 una tecnologia per la scansione non distruttiva dei libri, anche se il sistema presenta alcuni limiti, tra cui possibili distorsioni del testo e pagine mancanti. Per i volumi fragili, inoltre, la velocità non è necessariamente un vantaggio.

Resistenza dei librai e ruolo delle comunità

Un esempio particolarmente significativo arriva dall’Internet Archive, che da anni lavora alla conservazione delle collezioni bibliotecarie. L’organizzazione ha sperimentato anche scanner automatici, ma ha constatato che questi strumenti non erano sufficientemente affidabili per libri fragili, volumi rari e collezioni speciali.

La scansione manuale richiede invece concentrazione e tempo. La scanner Eliza Zhang, che lavora con l’Internet Archive dal 2010, gira le pagine una alla volta, controlla la qualità delle immagini e presta attenzione anche agli inserti e alle pagine pieghevoli. Il sistema può inoltre fermarsi quando rileva un errore, chiedendo una nuova scansione.

Dataset AI e patrimonio: limiti e alternative possibili

La vicenda mette quindi a confronto due esigenze differenti: da una parte la necessità delle aziende AI di disporre di grandi quantità di testi di qualità, dall’altra quella di preservare i libri fisici. Alcune aziende hanno dichiarato di voler proteggere i volumi rari. xAI, per esempio, ha affermato che avrebbe conservato i libri rari e proceduto alla loro scansione senza distruggerli. Anche OpenAI e Microsoft collaborano con i bibliotecari di Harvard a un progetto che coinvolge circa un milione di libri di pubblico dominio, risalenti fino al XV secolo.

Resta però il dubbio su quali criteri vengano utilizzati per definire un libro “raro” e su quanto queste promesse possano essere applicate concretamente.

Come affrontare il fenomeno oggi

La crescente attenzione dei librai mostra quanto sia diventato delicato il rapporto tra intelligenza artificiale e patrimonio librario. Per chi vende libri antichi, grandi ordini provenienti da acquirenti poco trasparenti possono rappresentare un’opportunità economica, ma anche un problema etico.

La strada indicata dall’Internet Archive dimostra che è possibile digitalizzare anche materiali estremamente fragili senza sacrificare necessariamente l’originale. È un processo più lento e costoso, ma consente di mantenere intatto il valore storico del volume. Per i librai e gli amanti dei libri, la questione non riguarda soltanto la disponibilità futura dei testi, ma anche la possibilità di continuare a preservare quegli oggetti nella loro forma originale.

Fonte: Ars Technica

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