Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale
GoFundMe è diventata molto più di una semplice piattaforma per raccogliere donazioni. Negli ultimi anni il servizio si è trasformato in uno strumento attraverso cui milioni di persone possono chiedere e mobilitare aiuto, soprattutto durante emergenze personali, sanitarie o collettive. La svolta è arrivata nel 2020, quando Tim Cadogan è diventato CEO proprio all’inizio della pandemia. Da allora, GoFundMe ha ampliato il proprio peso nella società, fino a diventare una sorta di rete di sicurezza informale.
L’ascesa di GoFundMe durante la pandemia
Cadogan ha assunto la guida dell’azienda il 2 marzo 2020, pochi giorni prima che diventassero evidenti le conseguenze della pandemia negli Stati Uniti. L’emergenza ha prodotto una quantità senza precedenti di richieste di aiuto: dalle spese mediche alle difficoltà economiche, fino al sostegno a migliaia di piccole attività costrette a chiudere.
In quel periodo furono create anche decine di migliaia di raccolte per aiutare ristoranti, bar e locali musicali, spesso promosse direttamente dai clienti. GoFundMe dovette quindi adattarsi rapidamente a una situazione completamente nuova, gestendo anche le difficoltà legate alla verifica delle identità e dei documenti necessari per trasferire il denaro.
Secondo Cadogan, quella fase ha contribuito a rendere la piattaforma molto più conosciuta. Oggi GoFundMe opera in 20 Paesi, tra cui Italia, Regno Unito, Francia, Canada e Australia.
GoFundMe è diventata una piattaforma per le emergenze
La funzione della piattaforma, tuttavia, non riguarda soltanto le situazioni drammatiche. GoFundMe nasce dall’idea di aiutare le persone a sostenersi reciprocamente attraverso le proprie reti personali. Le raccolte possono riguardare un’emergenza sanitaria, ma anche attività sportive, istruzione, iniziative locali o progetti personali.
La pandemia ha semplicemente reso più evidente questa funzione. In seguito, anche altre emergenze hanno mostrato quanto rapidamente una raccolta online possa mobilitare amici, familiari e comunità.
Per Cadogan, inoltre, il valore di una campagna non è soltanto economico. Una donazione rappresenta anche un’espressione concreta di vicinanza nei confronti di chi sta attraversando un momento difficile.
Le spese mediche e le fragilità del welfare
Uno degli aspetti più significativi emersi nell’intervista riguarda il peso delle raccolte destinate alle spese sanitarie. Le campagne per le emergenze mediche sono la categoria più popolare su GoFundMe e, secondo Cadogan, il fenomeno non riguarda esclusivamente gli Stati Uniti.
Questo elemento ha portato la piattaforma a essere considerata anche come una sorta di indicatore delle difficoltà presenti nei sistemi sanitari e nelle reti di protezione sociale. Le differenze tra i vari Paesi esistono, ma la necessità di chiedere aiuto appare molto più universale.
Una società profit al centro della solidarietà
La posizione di GoFundMe è particolare perché si tratta di una società a scopo di lucro che svolge al tempo stesso una funzione percepita come sociale. Cadogan sostiene che la struttura aziendale permetta di investire maggiormente in tecnologia, sicurezza e innovazione.
Il modello prevede commissioni legate all’elaborazione dei pagamenti e, soprattutto, una contribuzione volontaria da parte dei donatori. L’azienda sostiene di voler mantenere trasparente questa scelta, lasciando agli utenti il controllo sull’eventuale contributo.
Chiedere aiuto resta difficile
Alla base del funzionamento di GoFundMe c’è però un paradosso: alle persone piace aiutare, ma spesso non piace chiedere aiuto. Cadogan racconta che, quando viene chiesto al pubblico chi ami aiutare, quasi tutti alzano la mano. Molti meno, invece, dichiarano di sentirsi a proprio agio nel chiedere sostegno, soprattutto pubblicamente.
Per questo la piattaforma sta lavorando anche su strumenti software destinati a facilitare la creazione delle raccolte e a superare le difficoltà emotive che accompagnano la richiesta di aiuto.
GoFundMe si trova così in una posizione sempre più particolare: non è un ente pubblico né un’organizzazione benefica, ma una piattaforma tecnologica attraverso cui la solidarietà viene organizzata e resa immediatamente accessibile. Il suo ruolo, cresciuto rapidamente dal 2020, riflette quindi non soltanto l’evoluzione del crowdfunding, ma anche il modo in cui le persone cercano sostegno nelle situazioni in cui ne hanno più bisogno.
Fonte: The Verge