L’aumento della domanda di potenza di calcolo per l’intelligenza artificiale sta spingendo il settore tecnologico verso soluzioni sempre più radicali. I tradizionali data center terrestri devono infatti affrontare limiti legati alla disponibilità energetica, ai sistemi di raffreddamento e agli spazi necessari per ospitare nuove infrastrutture. In questo scenario nasce la proposta di Nayuta Space, azienda cinese che punta a portare il calcolo AI direttamente nello spazio con la costellazione orbitale Alaya.
Alaya, la costellazione orbitale AI da 12.500 satelliti
Presentata durante la Global Digital Economy Conference di giugno 2026, Alaya rappresenta il progetto con cui Nayuta Space vuole costruire una nuova generazione di infrastrutture digitali. L’obiettivo dichiarato è realizzare una rete composta da 12.500 satelliti dedicati al calcolo AI, posizionati in orbita solare sincrona.
La scelta dello spazio nasce dalla necessità di trovare nuove capacità computazionali per sostenere la crescita dei modelli di intelligenza artificiale. Secondo i dati citati nel progetto, il volume delle richieste di token dei grandi modelli linguistici è aumentato rapidamente, mentre le previsioni indicano una crescita ancora più marcata nei prossimi anni.
I satelliti Alaya dovrebbero funzionare come veri e propri nodi di elaborazione orbitale, creando una piattaforma distribuita in grado di offrire servizi cloud senza dipendere esclusivamente dalle strutture presenti sulla Terra.
Perché portare i data center nello spazio
Secondo Nayuta Space, l’ambiente orbitale offre alcuni vantaggi difficilmente replicabili sul pianeta. I satelliti collocati in orbita solare sincrona possono beneficiare di una disponibilità quasi continua di energia solare, grazie alla riduzione dei periodi di oscuramento.
Un altro elemento chiave riguarda la gestione del calore. Le temperature estremamente basse dello spazio possono migliorare la dissipazione energetica dei sistemi elettronici, aumentando l’efficienza rispetto ai data center terrestri tradizionali.
La società ritiene quindi che il computing orbitale possa offrire una maggiore capacità di espansione e una nuova forma di resilienza per le infrastrutture digitali. La sfida, però, non riguarda soltanto la tecnologia: il vero ostacolo resta rendere economicamente sostenibile il lancio e la gestione di migliaia di satelliti.
La sfida dei razzi riutilizzabili e dei costi di lancio
Per ridurre le spese operative, Nayuta Space punta sul proprio razzo riutilizzabile Xuan Niao-R, basato sulla tecnologia Aerodynamic Deceleration-Horizontal Landing (ADHL). A differenza del sistema utilizzato dal Falcon 9 di SpaceX, che sfrutta un atterraggio verticale con propulsione retroattiva, questa soluzione utilizza la resistenza aerodinamica durante il rientro atmosferico.
Secondo le stime dell’azienda, il metodo permetterebbe di limitare la penalizzazione del carburante per il recupero a meno del 3%, migliorando la capacità di carico complessiva fino al 30%. Questo potrebbe tradursi in circa 4-6 tonnellate aggiuntive per ogni lancio pesante.
Nayuta Space punta inoltre a integrare la produzione dei componenti attraverso filiere industriali simili a quelle automobilistiche, con l’obiettivo di abbassare drasticamente i costi di realizzazione dei razzi.
Una nuova corsa globale al computing spaziale
Il progetto Alaya non arriva in un mercato vuoto. Diversi grandi operatori tecnologici stanno già studiando infrastrutture di calcolo nello spazio. SpaceX ha presentato il piano Starmind per una possibile rete di milioni di satelliti data center, mentre Blue Origin lavora al progetto Sunrise con migliaia di unità previste.
Anche Google ha annunciato il programma Sun Catcher, dedicato all’invio in orbita di chip TPU sviluppati internamente, mentre NVIDIA ha presentato il modulo di calcolo spaziale Space-1 Vera Rubin.
La competizione per creare una nuova generazione di infrastrutture AI è quindi entrata in una fase decisiva. Nayuta Space punta a ritagliarsi un ruolo centrale con una visione in cui lo spazio diventa un’estensione naturale del cloud terrestre, capace di sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale nei prossimi decenni.
Fonte: Pandaily