Ask Pinterest porta l’AI conversazionale nello shopping online

Con Ask Pinterest la piattaforma introduce un’interfaccia AI che interpreta gusti e richieste per suggerimenti sempre più personalizzati

Redazione
Interfaccia di una app ai shopping con AI conversazionale in stile Pinterest

Arriva Ask Pinterest, una nuova applicazione (sperimentale) basata sull’intelligenza artificiale pensata per trasformare l’esperienza di scoperta e acquisto online. Il progetto segna un’evoluzione significativa per la piattaforma, che punta a un’interazione più naturale e conversazionale tra utenti e contenuti.

Il debutto di Ask Pinterest e la nuova esperienza di shopping

Con Pinterest entra in una fase di sperimentazione avanzata nel campo dell’AI applicata allo shopping digitale. Ask Pinterest è pensata come un’app autonoma che consente agli utenti di ricevere idee, prodotti e ispirazioni attraverso una chat basata sul linguaggio naturale.

Il sistema si basa sul cosiddetto “Taste Graph”, la mappa interna che collega utenti, interessi ed estetiche personali. Grazie a questo approccio, la piattaforma può offrire suggerimenti più coerenti con i gusti individuali, andando oltre la tradizionale ricerca per categorie o parole chiave.

Un’interazione basata sul linguaggio naturale

Il cuore dell’innovazione è l’interfaccia conversazionale. Gli utenti possono descrivere ciò che cercano come in una normale conversazione, ad esempio chiedendo idee per organizzare una cena o arredare una stanza. L’intelligenza artificiale interpreta le richieste e costruisce risposte articolate, combinando suggerimenti visivi e testuali in un unico flusso.

Questa modalità riduce la distanza tra utente e piattaforma, eliminando la necessità di filtri complessi o navigazioni ripetitive. L’esperienza diventa più fluida e soprattutto più creativa, perché permette di esplorare idee senza vincoli rigidi di ricerca.

Personalizzazione e contesto: il ruolo dei contenuti salvati

Ask Pinterest non si limita a rispondere alle richieste immediate, ma utilizza anche i dati personali degli utenti, come Pin salvati e bacheche, per affinare le raccomandazioni. In questo modo, ogni risposta diventa potenzialmente più aderente al contesto individuale e alle preferenze accumulate nel tempo.

La piattaforma mira così a gestire anche richieste complesse e multi-step, che non si adatterebbero facilmente a una ricerca tradizionale. L’idea è costruire un’esperienza continua, capace di accompagnare l’utente nelle diverse fasi di progettazione di un’idea o di un acquisto.

Nuovi strumenti AI per la pubblicità digitale

Parallelamente all’app sperimentale, Pinterest ha introdotto una serie di aggiornamenti dedicati al mondo advertising. Tra questi, un assistente AI in versione beta integrato in Ads Manager negli Stati Uniti e un nuovo modello all’interno di Performance+ progettato per selezionare automaticamente le creatività pubblicitarie più efficaci.

È stata inoltre annunciata l’infrastruttura MCP (Model Context Protocol), pensata per consentire agli advertiser di gestire campagne anche tramite strumenti agentici esterni, con maggiore standardizzazione e automazione. L’obiettivo è rendere la gestione pubblicitaria più efficiente e guidata dai dati.

Il contesto competitivo e la visione sul futuro della scoperta

Il lancio arriva in un momento in cui il settore digitale si sta rapidamente orientando verso l’AI conversazionale. Piattaforme come Google, ChatGPT, Meta e Shopify stanno già sperimentando strumenti simili per la ricerca e lo shopping assistito.

Pinterest, però, punta su un approccio diverso: non diventare un semplice intermediario per altri sistemi AI, ma valorizzare i propri dati proprietari e il suo ecosistema visivo. In vista dell’appuntamento di Cannes Lions, l’azienda sottolinea come il futuro della scoperta non dipenderà solo dalle keyword, ma soprattutto da contesto, gusto e raccomandazioni affidabili.

Ask Pinterest è attualmente disponibile in accesso limitato via web e rappresenta il primo passo verso una nuova generazione di esperienze integrate tra ispirazione e commercio digitale.

Fonte: TechCrunch

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