Aptoide torna su Google Play e riapre la sfida negli store

Aptoide torna sulla piattaforma di Google (versione per Stati Uniti) dopo ben dieci anni. Obiettivo: sfidare gli store Android alternativi

Redazione
Logo di aptoide google play su smartphone con store Android alternativo

Aptoide torna su Google Play negli Stati Uniti dopo oltre un decennio di assenza, diventando il primo app store concorrente a sfruttare le nuove possibilità aperte nell’ecosistema Android. Il ritorno rappresenta un passaggio significativo per la concorrenza nel mercato delle applicazioni mobile, reso possibile dalle conseguenze della lunga battaglia giudiziaria tra Epic Games e Google. Per gli utenti americani cambia soprattutto un aspetto: per la prima volta da molti anni possono trovare un’alternativa a Google Play direttamente all’interno dello store di Google.

Aptoide torna su Google Play dopo più di dieci anni

L’app store portoghese ha riportato il proprio negozio di giochi su Google Play, dopo essere stato costretto per anni a raggiungere gli utenti Android attraverso il sideloading. Aptoide è una delle principali piattaforme indipendenti alternative a Google Play e mette a disposizione oltre 40.000 applicazioni Android, contando circa 25 milioni di utenti attivi ogni mese.

Gli Stati Uniti rappresentano inoltre il suo mercato più importante. Finora, però, la necessità di installare manualmente lo store sui dispositivi ne aveva limitato la diffusione. La nuova situazione permette invece agli utenti statunitensi di installare Aptoide attraverso Google Play, segnando un cambiamento rilevante nelle modalità di accesso agli store alternativi.

La decisione arriva dopo la causa di Epic Games

Alla base della svolta c’è la lunga controversia giudiziaria tra Epic Games e Google. Epic aveva citato in giudizio Google nel 2020, accusandola di adottare pratiche anticoncorrenziali nell’ecosistema Android. Nel 2023, una giuria si è pronunciata a favore di Epic, mentre il successivo ricorso di Google non ha modificato l’esito della vicenda.

A seguito delle decisioni giudiziarie, Google ha dovuto modificare alcune delle proprie politiche. In particolare, la sentenza del giudice distrettuale statunitense James Donato prevede, tra le altre misure, che Google consenta l’installazione di applicazioni provenienti da store di terze parti al di fuori di Google Play.

Il Play Catalog Access Program apre il catalogo di Google

Un ulteriore passaggio è arrivato il 22 giugno 2026, quando Google ha iniziato a consentire agli store di applicazioni di terze parti di accedere al proprio catalogo attraverso il Play Catalog Access Program.

Il programma permette ai marketplace concorrenti di utilizzare parte dell’infrastruttura di Google Play, compreso l’accesso al catalogo delle applicazioni che possono essere proposte agli utenti, pur mantenendo la propria indipendenza rispetto a Google.

È proprio questo nuovo quadro ad aver reso possibile il ritorno di Aptoide. L’azienda ha indicato l’allentamento delle restrizioni come elemento determinante per la riapertura del proprio store negli Stati Uniti, interpretando il cambiamento come un nuovo capitolo per la concorrenza nel mercato Android.

Più spazio agli store alternativi su Android

Il ritorno di Aptoide potrebbe rappresentare un precedente importante per altri marketplace interessati a entrare nell’ecosistema Google Play. Gli utenti statunitensi possono ora trovare un app store concorrente direttamente sulla piattaforma di Google, senza dover necessariamente ricorrere alle procedure di installazione manuale che hanno caratterizzato il passato.

La novità si inserisce inoltre in un processo più ampio di revisione delle regole di Google. All’inizio del 2026, l’azienda aveva annunciato l’intenzione di ridurre le commissioni del Play Store e di rendere più semplice per gli utenti Android l’installazione di store alternativi.

Il caso Aptoide mostra quindi concretamente gli effetti della trasformazione dell’ecosistema Android negli Stati Uniti: dopo anni nei quali Google Play ha rappresentato il principale punto di riferimento per la distribuzione delle app, un concorrente può ora tornare a operare direttamente all’interno della piattaforma, mantenendo comunque la propria identità di store indipendente.

Fonte: TechCrunch

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