Il problema dei rifiuti negli oceani è talmente ampio che sono sempre più le nuove tecnologie che si impegnano a trovare soluzioni innovative per cercare di arginarlo. Dopo i micro pesci robot, infatti, arriva una nuova importante tecnologia realizzata proprio nell’ambito del progetto europeo nato per risolvere il problema dei rifiuti negli oceani: SeaClear.
Seaclear, il robot per la salvaguardia degli oceani
Finanziato da Horizon 2020, il robot SeaClear si basa sul principio di automatizzazione e collaborazione tra più macchine.
Il tutto parte da una nave senza equipaggio chiamata SeaCat che si occupa di analizzare i fondali degli oceani e individuare eventuali rifiuti e detriti. Per farlo, utilizza un ecoscandaglio che, attraverso immagini 3D, riesce a capire la situazione dei fondali. Una volta individuati i rifiuti, partono tutti gli altri robot, connessi tra loro. La nave, dunque, funge da “madre” di tutto il processo nonché dei robot che sono connessi ad essa.
Vi sono infatti due robot subacquei che, grazie a fotocamere, sensori e metal detector riescono a effettuare una scansione più ravvicinata. Ma solo grazie all’intelligenza artificiale sono in grado di capire che ciò che si trova davanti a loro non è un essere marino ma un oggetto estraneo, un rifiuto.
A quel punto, ecco arrivare l’altro robot marino soprannominato Tortuga che, grazie a una pinza, riesce a eliminare i rifiuti. Inoltre, la sua ulteriore abilità aspiratrice, riesce a raggiungere anche i luoghi più difficili. I rifiuti vengono infine posizionati in un cestino dotato anch’esso di intelligenza artificiale.
Infine, quando l’acqua è limpida, un drone cerca di indentificare i grandi rifiuti dall’alto.
Il progetto, realizzato nel 2020 da otto partner quali Hamburg Port Authority (HPA), Fraunhofer Center for Maritime Logistics and Services (CML), Delft University of Technology (TUD), Dubrovnik Regional Development Company (DUNEA), SUBSEA TECH SAS (SST), Technical University of Cluj-Napoca (TUC), l’Università Tecnica di Monaco (TUM) e l’Università di Dubrovnik (UNIDU), ha da poco superato la prima fase di test di Amburgo e si appresta, il prossimo settembre, a una nuova fase successiva prima di essere definitivamente approvato per l’utilizzo.
Federico Morgantini Editore