OpenAI, Barry Diller sostiene Altman ma lancia l’allarme sull’AGI

Il magnate dei media invita a guardare oltre la fiducia personale e chiede regole più rigide sull’intelligenza artificiale generale

Redazione
Barry Diller commenta i rischi dell'intelligenza artificiale generale

 L’avanzata dell’intelligenza artificiale generale continua ad alimentare il confronto tra imprenditori, investitori e leader del settore tecnologico. Al centro del dibattito c’è anche Sam Altman, CEO di OpenAI, spesso indicato come uno dei protagonisti della corsa verso l’AGI. A intervenire sul tema è stato Barry Diller, storico magnate dei media statunitensi, che durante il “Future of Everything” del Wall Street Journal ha difeso Altman dalle accuse di manipolazione e scarsa trasparenza avanzate negli ultimi mesi da ex collaboratori e membri del board.

Secondo Diller, però, la questione principale non riguarda tanto la fiducia personale nei leader dell’AI, quanto piuttosto l’imprevedibilità delle conseguenze che questa tecnologia potrebbe generare nei prossimi anni.

Sam Altman al centro del dibattito sull’AGI

Barry Diller ha preso posizione in favore di Sam Altman, definendolo una persona “decente” e dotata di “buoni valori”. Il fondatore di Fox Broadcasting e presidente di IAC ed Expedia Group ha spiegato di conoscere bene il CEO di OpenAI e di considerarlo sincero nelle sue intenzioni.

Le sue dichiarazioni arrivano in una fase delicata per il settore dell’intelligenza artificiale, segnata da dubbi crescenti sulla governance delle aziende che sviluppano sistemi sempre più avanzati. A Diller è stato chiesto se sia giusto affidarsi ad Altman affinché l’intelligenza artificiale possa realmente portare benefici all’umanità.

La risposta del manager americano è stata articolata. Pur confermando la propria fiducia personale nel numero uno di OpenAI, Diller ha sottolineato come il problema reale vada oltre il carattere dei singoli dirigenti. Secondo lui, infatti, anche gli stessi sviluppatori di AI non sono pienamente consapevoli delle conseguenze che potrebbero derivare dall’evoluzione di questi strumenti.

Diller ha raccontato di aver trascorso molto tempo con persone coinvolte direttamente nella creazione delle tecnologie di AI e di aver percepito in loro un autentico senso di stupore verso ciò che stanno costruendo. Proprio questo elemento, secondo il magnate dei media, dimostra quanto il settore stia entrando in un territorio ancora sconosciuto.

L’intelligenza artificiale generale e l’incognita del futuro

Nel suo intervento, Barry Diller ha posto l’attenzione soprattutto sull’AGI, la cosiddetta intelligenza artificiale generale che, almeno in teoria, potrebbe un giorno superare le capacità umane in qualsiasi compito cognitivo.

Per il manager statunitense, il tema della fiducia rischia di diventare quasi secondario davanti a una tecnologia così potente e imprevedibile. “Non sappiamo cosa potrebbe accadere”, ha spiegato, evidenziando come persino chi sviluppa questi sistemi non abbia certezze sull’evoluzione futura dell’AI.

Diller ha descritto l’attuale momento storico come una fase destinata a cambiare “quasi tutto”. Un cambiamento che, a suo giudizio, non viene affatto sottovalutato dall’opinione pubblica, anche se resta difficile prevedere quali investimenti si riveleranno davvero vincenti nel lungo periodo.

Secondo il presidente di IAC, il progresso continuerà inevitabilmente, indipendentemente dai dubbi o dalle perplessità che accompagnano il settore. La velocità con cui l’AI si sta sviluppando rende quindi urgente affrontare il tema delle responsabilità e delle possibili limitazioni da introdurre.

La necessità di guardrail e regole condivise

Uno dei passaggi più significativi del discorso di Diller riguarda la necessità di creare “guardrail”, ovvero barriere di sicurezza capaci di contenere eventuali rischi legati all’AGI.

Pur sostenendo che molti dei leader dell’intelligenza artificiale siano animati da buone intenzioni, il magnate dei media ritiene che questo non basti più. L’AGI, infatti, potrebbe sviluppare dinamiche non previste nemmeno dai suoi creatori.

Per questo motivo, Diller sostiene che istituzioni, aziende tecnologiche e comunità scientifica debbano lavorare insieme per definire regole condivise e strumenti di controllo efficaci. Il rischio, ha avvertito, è che in assenza di limiti siano le stesse future forme avanzate di AI a imporre autonomamente le proprie regole.

Secondo Diller, una volta superata una certa soglia tecnologica potrebbe non esserci più la possibilità di tornare indietro. Ed è proprio questa prospettiva, più ancora della fiducia nei singoli leader, ad alimentare le maggiori preoccupazioni sul futuro dell’intelligenza artificiale.

Verso una responsabilità condivisa nell’era dell’AGI

I lettori devono quindi capire che l’evoluzione dell’intelligenza artificiale generale non si governa solo tramite la fiducia nei leader tecnologici.

Ognuno è chiamato a vigilare, promuovendo soluzioni regolamentari che sappiano rispondere agli scenari in formazione. Restare aggiornati sui dibattiti significa partecipare al futuro di uno dei cambiamenti più significativi di questo secolo.

Fonte: TechCrunch

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