AraBat, la startup che ricicla le batterie al litio con gli scarti degli agrumi

Riciclare le batterie al litio diventa più ecosostenibile con l’innovativa tecnologia della startup AraBat. Ecco come funziona

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista

Usare scarti degli agrumi per riciclare le batterie. Sembra una barzelletta, invece è un’innovazione formidabile, e tutto merito della startup AraBat, che punta ad adoperare i derivati dagli agrumi per innovare il processo di trattamento delle batterie a fine vita. Una soluzione che viene incontro non solo alla sempre crescente domanda globale di batterie, ma anche a tutte quelle iniziative che vogliono ridurre gli effetti collaterali di questa domanda, come lo smaltimento e il riciclo stesso delle batterie, rendendo tali processi ancora più ecosostenibili.

Il settore del riciclo delle batterie al litio

Startup italiana con sede a Foggia, AraBat ha messo a punto, presso il Facility Center dell’Università di Foggia, una tecnologia inedita, più verde e sostenibile, in grado di offrire buone performance al settore del riciclo.

Settore che già oggi è ricolmo di sfide, a cominciare dal reperimento dei materiali cardine e dalla gestione dei rifiuti. Non a caso, decarbonizzare è un processo non indolore, soprattutto se si aggiunge anche il problema del destino delle batterie esauste.

Secondo Motus-e, associazione che raccoglie gli attori nazionali della mobilità elettrica, nel rapporto “Il riciclo delle batterie dei veicoli elettrici @2050: scenari evolutivi e tecnologie abilitanti” redatto in collaborazione con PWC e Politecnico di Milano, nel 2050 in Europa il peso delle batterie destinate al riciclo raggiungerà i 3,4 milioni di tonnellate, con un decimo (0,4 milioni di tonnellate) in Italia.

Oltre a livello ecologico, il riciclo delle batterie ha un suo peso anche a livello economico, dato che come settore è potenzialmente in grado di valere fino a oltre 6 miliardi. Per questo l’innovazione può fare la differenza.

La tecnologia di AraBat per le batterie elettriche

Con un tasso di riciclo superiore al 90%, non sono malvagi gli odierni procedimenti per estrarre metalli dai minerali impiegati per le batterie esauste. Hanno comunque dei limiti importanti, almeno per quanto riguardano i modelli pirometallurgico e idro-metallurgico:

  • il primo estrae i materiali direttamente in altoforno: un processo piuttosto energivoro, oltre che costoso e inquinante;
  • il secondo sfrutta acidi e temperature decisamente più basse (in genere entro i 100 °C), generando una notevole quantità di inquinanti secondari e ponendo notevoli rischi per la sicurezza e la salute.

Nel caso di AraBat, il suo processo idrometallurgico sfrutta i rifiuti di limoni ed arance in sostituzione dei comuni acidi inorganici usati nella lisciviazione. Usando l’acido citrico assieme alla buccia d’arancio, essiccata al forno e macinata in polvere, la cellulosa contenuta in questo scarto viene termo-convertita in zuccheri durante il processo di estrazione, che a loro volta migliorano il recupero dei metalli.

Anche gli antiossidanti naturali presenti nella buccia, come i flavonoidi e gli acidi fenolici, contribuiscono alle performance. Inoltre il processo di riciclo restituisce carbonato di litio, idrossido di cobalto, idrossido di manganese e idrossido di nichel (e altri composti, in via di studio) a elevata purezza.

Forte di questa innovazione, AraBat è tra i progetti vincitori del premio Top of the PID 2023, un’iniziativa organizzata e promossa da Unioncamere nell’ambito dei servizi offerti alle imprese dai “PID – Punti Impresa Digitale delle Camere di commercio” per promuovere la diffusione della cultura e della pratica digitale nelle Micro, Piccole e Medie Imprese (MPMI).

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