Energia eolica, lo studio di Harvard svela un grande problema delle turbine giganti offshore

Più grande è, meglio è? Non nel caso delle turbine giganti offshore, almeno secondo uno studio dell’Università di Harvard

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista

Più è grande una turbina, più produce energia eolica, no? Dovrebbe essere così, anzi molti produttori la pensano proprio in questa maniera. Ma non l’Università di Harvard, che ha pubblicato di recente uno studio che pone una grossa incognita sui costi e benefici delle turbine giganti.

In soldoni, i costi generati da manutenzione e dismissione futura potrebbero diventare nei decenni prossimi un serio problema finanziario per le imprese che vogliono trovare nell’energia eolica un’ottima opportunità di business. Ma vediamo meglio in cosa consiste lo studio di Harward.

Energia eolica, lo studio di Harvard sulle turbine giganti

Se costruisci una turbina grande quanto un grattacielo, lo fai perché funziona in maniera efficiente grazie alle forti raffiche di vento presenti ad alta quota. E così se le posizioni offshore, al largo della costa, senza disturbare l’ambiente terrestre.

Tutto giusto, quasi nulla sbagliato. Se non fosse che in un recente rapporto pubblicato sulla Harvard Business Review, se sviluppi turbine giganti, i costi di manutenzione e disinstallazione diventano più elevati.

Ma perché? Per via dei costi associati. Precisa Meteored, per gli esperti Sam Aflaki (HEC Parigi), Atalay Atasu e Luk N. Van Wassenhove (Business School INSEAD) i costi legati all’installazione non riguardano solo le turbine. Ma anche:

  • l’installazione di piattaforme offshore,
  • la logistica marittima,
  • gli estesi cavi sottomarini per collegare queste turbine alla rete terrestre.

Già questi possono diventare molto onerose come spese, specie se si è molto distanti dalla costa e si richiedono imbarcazioni e attrezzature specializzate. Ma il peggio è nel caso dell’obsolescenza, ovvero quando si devono smantellare le turbine giganti.

Operazione complessa e costosa, essa comporta:

  • lo smantellamento delle turbine,
  • la rimozione delle fondazioni e dei cavi,
  • la logistica inversa dello spostamento di pale e torri a terra,
  • la gestione responsabile dei rifiuti.

La proposta di Harvard: turbine più piccole

Ovviamente il problema riguarda solo un tipo di turbine eoliche: quelle giganti. E non tutte le turbine e l’intero settore dell’energia eolica. Parliamo di vere e proprie Torri Eiffel, che dalla loro permettono di avere un ottimo rendimento energetico, con solo come spesa enorme la manodopera necessaria per costruirle.

Infatti gli stessi ricercatori pongono l’accento sul fatto che nel lungo periodo a non essere più efficienti sono le turbine giganti. A prova di ciò, i ricercatori hanno utilizzato dati disponibili al pubblico per creare un modello della durata di vita delle turbine eoliche offshore, basato su tre parametri:

  • le dimensioni delle pale,
  • la distanza dalla costa,
  • il valore di vita della turbina.

Il risultato è che, in rapporto a questi parametri, seppur più efficienti, a seconda della distanza dalla costa e della dimensione ideale delle pale, questa efficienza può venire meno. Diversamente, le pale più piccole potrebbero essere più adatte per i progetti più lontani dalla costa, perché hanno un carico finanziario minore nel complessivo.

Se vuoi saperne di più su questo argomento, ti suggeriamo la lettura del paper originale pubblicato sulla Harvard Business Review:

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