Un pannello solare in silicio completamente fatto di scarti industriali, al 100% riciclato. Ecco l’ultima innovazione dell’azienda cinese TrinaSolar, specializzata in energia solare, che pone le basi per un fotovoltaico finalmente efficiente e al tempo stesso eco-friendly.
Il primo pannello solare in silicio riciclato
Con questa innovazione, TrinaSolar ha stabilito un nuovo standard per l’industria solare: parliamo infatti di un pannello fotovoltaico che, seppur riciclato al 100%, garantisce un’efficienza pari al 20,7%, con una potenza in uscita superiore a 645 W.
La produzione del primo modulo fotovoltaico riciclato al mondo è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione con partner upstream e downstream, tra cui la Research Centre Academy, come spiega la società in un comunicato stampa:
“La Research Centre Academy ha compiuto una svolta con l’innovativa tecnologia di riciclaggio auto-sviluppata, utilizzando materiali […] recuperati da moduli di scarto. Si tratta di una pietra miliare significativa per il settore che consolida la posizione di TrinaSolar come leader nel settore della sostenibilità”.
Fotovoltaico efficiente grazie al trattamento termochimico
Per raggiungere questo risultato l’azienda ha impiegato una tecnologia innovativa di riciclaggio, che permette di recuperare materiali come vetro, alluminio, rame e persino il silicio, una delle parti più difficili da riutilizzare: il trattamento termochimico.
Il suo approccio combina diverse tecnologie di separazione e purificazione, tra cui:
- l’uso di reagenti chimici per separare gli strati del pannello,
- un’incisione chimica per trattare il silicio,
- l’estrazione chimica per recuperare metalli preziosi come l’argento.
In pratica una specie di terza via rispetto a soluzioni full tech o full sustainability, che se adottate al 100% possono comportare sia vantaggi che svantaggi. Se un approccio totalmente tecnologico può portare a grandi sviluppi e innovazioni soprattutto nell’utilizzo del silicio, tutto ciò però può rendere ancora più difficile il recupero di queste materie, o anche solo lo smontaggio e la separazione dei componenti.
A sua volta, un approccio solamente votato alla sostenibilità comporta il semplice recupero di materiali a danno dell’evoluzione di aspetti come il ciclo fine vita, ad oggi “fermo” a 25-35 anni. Va detto però che con il recupero, ad esempio, di un pannello di 21 kg, si possono recuperare circa 15 kg di vetro, 2,8 kg di plastica, 2 kg di alluminio e circa 1 kg di polvere di silicio. Non pochi materiali, certo, ma senza innovazione ci ritroviamo con un processo che può diventare poco conveniente a livello industriale, e quindi non commercializzabile.
Pertanto serviva una soluzione che unisse sia la tecnologia, sia la sostenibilità: appunto il trattamento termochimico. Questo sistema non solo riduce l’impatto ambientale, ma permette di reintegrare materie prime seconde nel ciclo produttivo, trasformando i rifiuti in risorse preziose.