L’open banking in Italia cresce del 30%

Secondo i dati dell’ultimo Market Outlook di CRIF il settore dell’Open Banking continua a crescere in Italia

Redazione
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Il mondo dell’Open banking continua la sua crescita in Italia. A confermarlo sono anche i dati dell’ultimo Market Outlook di CRIF secondo i quali, solo nel primi semestre 2023, il numero di utenti che connettono almeno un conto è aumentato del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e continua l’aumento del tasso di successo da parte dei consumatori digitali, con un incremento del 6,2%.

L’Open banking in Italia

Lo studio, dopo aver constatato che l’Open banking è un settore in crescita in Italia ha cercato di identificare il profilo tipo analizzandone le caratteristiche, i bisogni, le attitudini creditizie e le abitudini di pagamento. Ne risulta che a utilizzare i servizi di Open Banking sono soprattutto le generazioni più giovani che trainano il mercato sia in termini di tasso di consenso che di tasso di successo. I più giovani, infatti, fanno registrare un tasso di consenso maggiore del 20% Non restano indietro però neanche le classi più anziane che si stanno pian piano adeguando a un mondo sempre più digitale anche quando si parla di pagamenti. I settori che hanno interessato di più le transazioni di Open Banking invece riguardano soprattutto le spese giornaliere e il cibo anche complessivamente cala leggermente la loro incidenza sul totale a favore di altre tipologie di spesa, quali ad esempio “Shopping”, “Hobby e tempo libero” e “Tasse e bollette”.

Infine, andando ad analizzare il comportamento dei clienti, emergono alcune correlazioni interessanti, riportate anche da Bitmat:

  • I clienti che connettono i propri conti su cui sono registrate spese in uscita per utenze o affitti risultano avere una rischiosità inferiore alla media del 30% rispetto a chi connette un conto su cui non risultano addebiti per utenze.
  • I clienti che non hanno attivo nessun prodotto di credito risultano avere una rischiosità di oltre il 40% maggiore dei correntisti che risultano avere almeno un prodotto di credito attivo.
  • I clienti che hanno un mutuo attivo risultano essere meno rischiosi della media, e registrano una rischiosità quasi 2 volte inferiore rispetto a chi non ha nessun prodotto di mutuo attivo.
  • Gli utenti che non hanno un prodotto di credito hanno una rischiosità maggiore di oltre il 40% rispetto ai correntisti che hanno almeno un prodotto di credito attivo.

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