Octopus Energy e Deep Green insieme su come usare il calore di scarto dei data center

Il gruppo britannico Octopus Energy ha investito su Deep Green per un progetto geniale su come usare il calore dei data center

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista

I data center emettono un sacco di calore, e molto di questo non sarebbe utilizzabile. Almeno fino ad oggi. C’è un nuovo progetto nell’aria, reso possibile col supporto di Deep Green e del gruppo britannico Octopus Energy.

Questo progetto è reso possibile grazie all’investimento di 200 milioni di sterline da parte di Octopus Energy, un gruppo energetico britannico specializzato in rinnovabili e soluzioni intelligenti per l’energia, per la startup tecnologica Deep Green.

Il progetto inusuale di Octopus Energy, con l’aiuto di Deep Green

Come riporta QualeEnergia, il concetto alla base del progetto è sorprendentemente semplice: un data center, delle dimensioni di una lavatrice, riscalda un serbatoio contenente un olio biodegradabile. Questo olio viene successivamente pompato in uno scambiatore di calore per riscaldare l’acqua delle piscine. Nel processo, l’energia viene trasferita all’acqua, raffreddando contemporaneamente le attrezzature del data center.

In pratica potrai nuotare in una piscina pubblica riscaldata a 27°C grazie al calore di scarto prodotto dai centri di elaborazione dati.

Riporta QualeEnergia che questo meccanismo ha garantito degli ottimi risultati lo scorso anno a Exmouth, nel Sud-Ovest dell’Inghilterra. Sempre a Exmouth, una piscina pubblicariscaldata con questo sistema ha ridotto la bolletta del riscaldamento del 60%, risparmiando 20mila sterline e contribuendo a evitare circa 25,8 tonnellate di emissioni di CO2.

L’annuncio dell’investimento di 200 milioni di sterline il 15 gennaio indica la possibile estensione di questa innovativa soluzione energetica a centri ricreativi in tutto il Regno Unito nei prossimi due anni. Addirittura potrebbe presto diventare una realtà in 150 strutture nel Regno Unito.

Come recuperare il calore dei data center

Il recupero del calore, un sottoprodotto tradizionalmente sprecato dell’elaborazione dati, potrebbe portare a significativi risparmi energetici. Non a caso, davanti alla crescente domanda di energia e delle preoccupazioni sulle emissioni di carbonio associate ai data center, l’Unione europea ha messo in atto regolamenti per obbligare i data center con consumi energetici significativi a rendere pubbliche le proprie prestazioni energetiche.

Si tratta della direttiva 2023/1791 sull’efficienza energetica (EED), entrata in vigore il 10 ottobre 2023. Se uno o più data center nell’UE detiene un consumo energetico annuo superiore a 2780 MWh, è fatto obbligo rendere pubbliche le proprie prestazioni energetiche.

Attualmente, il 96% dell’energia immessa nei data center viene trasformata in calore. E il suo utilizzo per riscaldare le piscine potrebbe portare a un risparmio stimato del 62% nei consumi di gas.

Mentre alcuni data center condividono già il calore in eccesso con le comunità attraverso reti di teleriscaldamento, l’approccio di Deep Green è unico. Piuttosto che concentrarsi su un grande data center in un’unica posizione, distribuiscono unità più piccole in diversi luoghi. Queste unità non richiedono autorizzazioni di pianificazione e possono essere operative in poche settimane.

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