Misurare la memoria attraverso l’eye-tracking: la scoperta da Tel Aviv

Un team israeliano dimostra che i ricordi possono emergere dal semplice eye-tracking, senza bisogno di risposte verbali

Redazione

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Tel Aviv e del Tel Aviv Sourasky Medical Center (Ichilov) ha messo a punto un metodo innovativo per misurare la memoria senza porre alcuna domanda ai soggetti coinvolti. Lo studio, pubblicato su Communications Psychology, dimostra che le persone ricordano molto più di quanto dichiarino e che questo ricordo può essere rilevato semplicemente analizzando i movimenti oculari con il tracciamento visivo (eye-tracking) mentre guardano un video. Una scoperta che potrebbe rivoluzionare l’approccio alla memoria in neonati, pazienti con gravi traumi cerebrali o malattie neurodegenerative, e persino negli animali.

Oltre i test tradizionali sulla memoria con l’eye-tracking

Tradizionalmente, la memoria viene testata attraverso domande dirette: si mostra un’immagine a un soggetto e gli si chiede se la ricorda. Ma questo metodo non può essere applicato a neonati, pazienti con Alzheimer in fase avanzata o persone colpite da lesioni cerebrali.

Da qui l’idea dei ricercatori guidati da Dr. Flavio Jean Schmidig, Daniel Yamin, Dr. Omer Sharon e Prof. Yuval Nir di sviluppare un approccio più naturale. Invece di affidarsi alla parola, hanno deciso di osservare lo sguardo.

La memoria viene solitamente testata attraverso domande dirette, in cui i soggetti riferiscono verbalmente se ricordano un determinato evento“, spiega il Dott. Flavio Schmidig. “Ad esempio, a un soggetto potrebbe essere mostrata un’immagine e chiesto se ricorda di averla già vista. Tuttavia, questo tipo di test non può essere eseguito su animali, neonati, pazienti con Alzheimer in fase avanzata o persone con traumi cranici che non possono parlare. In questo studio volevamo testare la memoria in modo più naturale, senza chiedere ai soggetti di ricordare“.

Il team ha coinvolto 145 volontari sani, sottoposti alla visione di brevi video animati nei quali compariva un evento inaspettato, come un topo che saltava fuori dall’angolo dello schermo. Alla seconda visione, i ricercatori hanno notato che lo sguardo dei partecipanti si dirigeva spontaneamente verso il punto in cui l’evento stava per verificarsi, anche se alcuni sostenevano di non ricordarlo.

Confrontando i dati dei movimenti oculari con le risposte verbali, è emerso che l’occhio è un test più affidabile della parola. Inoltre, grazie a tecniche di machine learning, è stato possibile stabilire con precisione se un soggetto avesse già visto un video, anche basandosi su pochi secondi di tracciamento visivo.

Le prospettive future

Secondo Prof. Yuval Nir, questa scoperta apre scenari importanti: “Riteniamo che in futuro questo nuovo metodo possa essere utilizzato per misurare le funzioni mnemoniche nei neonati, nei pazienti affetti da Alzheimer e nelle persone con lesioni cerebrali e capacità di linguaggio compromesse. La direzione dello sguardo può essere semplicemente rilevata dalla fotocamera di un laptop o di uno smartphone mentre il soggetto guarda un video, senza bisogno di apparecchiature ingombranti e sofisticate. Il metodo ha il potenziale per identificare i ricordi anche in situazioni finora fuori dalla nostra portata come scienziati e medici“.

La tecnologia è facilmente applicabile, dato che lo sguardo può essere rilevato dalla semplice videocamera di un laptop o di uno smartphone, senza bisogno di apparecchiature complesse.

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