Terre rare, l’UE sfida USA e Cina: accordo più vantaggioso per il Brasile

L’UE propone nuovi investimenti nella raffinazione brasiliana per costruire una filiera più autonoma e sostenibile delle terre rare

Redazione
Delegati UE e Brasile firmano partnership minerali critici

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

L’Unione Europea prova a rafforzare la propria posizione nella corsa globale alle terre rare, proponendo al Brasile una partnership che Bruxelles considera più vantaggiosa rispetto alle alternative offerte da Stati Uniti e Cina. Al centro della strategia ci sono investimenti nella raffinazione locale e trasferimento tecnologico, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza europea dalle catene di approvvigionamento cinesi.

L’offerta europea al Brasile

A presentare la proposta è stato Jozef Sikela, commissario europeo per i Partenariati internazionali, durante una visita di una settimana in Brasile. Il viaggio ha incluso una tappa presso un centro di ricerca e lavorazione delle terre rare gestito dalla società australiana Viridis Mining and Minerals a Pocos de Caldas, nello Stato di Minas Gerais.

Il sito rientra tra quattro progetti selezionati per accelerare la cooperazione tra Bruxelles e Brasilia nel settore dei minerali critici.

Secondo Sikela, l’approccio europeo avrebbe un vantaggio rispetto a quello di Stati Uniti e Cina perché punta sulla sostenibilità delle attività industriali e sulla lavorazione dei minerali direttamente in Brasile.

Raffinazione e maggiore valore aggiunto

Per Bruxelles, il punto centrale è permettere al Brasile di superare la semplice esportazione di materie prime. Sikela ha sottolineato l’importanza di creare maggiore valore all’interno del Paese, spostandosi verso attività con margini più elevati.

L’UE potrebbe quindi soddisfare parte del proprio fabbisogno attraverso accordi di acquisto a lungo termine, mentre il Brasile svilupperebbe una propria capacità di raffinazione e avanzerebbe nella catena del valore.

Una strategia che si allinea con la posizione del governo brasiliano, intenzionato a favorire l’esportazione di minerali già lavorati invece del semplice minerale grezzo.

Il ruolo strategico delle riserve brasiliane

Il Brasile dispone delle seconde maggiori riserve mondiali di terre rare e ha già stabilito che la lavorazione interna rappresenti una condizione per l’accesso straniero ai propri giacimenti.

Il presidente Luiz Inacio Lula da Silva aveva ribadito questa posizione a maggio, durante un colloquio con il presidente statunitense Donald Trump. Le riserve brasiliane, aveva spiegato, sono aperte a Cina e qualsiasi altro Paese disposto a estrarre, separare e lavorare i minerali direttamente sul territorio nazionale.

La posizione di Brasilia rende dunque la raffinazione locale uno degli elementi centrali nella competizione tra le potenze interessate alle risorse strategiche del Paese.

La sfida europea alla Cina

Per l’UE, la collaborazione con il Brasile assume un’importanza particolare anche alla luce della necessità di ridurre la dipendenza dalle catene di fornitura cinesi.

La proposta di Bruxelles combina quindi l’accesso alle risorse brasiliane con investimenti e tecnologie destinati a sviluppare la capacità industriale locale. Una formula con cui l’Europa cerca di ritagliarsi uno spazio nella competizione sulle terre rare, mentre Stati Uniti e Cina sono già fortemente presenti nella corsa ai minerali strategici brasiliani.

Fonte: SCMP

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