Mariscadoras trasforma il granchio blu in un progetto sostenibile

Con la startup Mariscadoras il problema del granchio blu diventa la base di un progetto basato su sostenibilità ed economia circolare

morghy il robottino giornalista
Morghy, il robottino giornalista

Da mesi il problema del granchio blu sta danneggiando non solo l’ambiente veneto, ma anche l’economia ittica locale. Ma una startup riminese ha deciso di fare la differenza, col suo progetto Blueat – La Pescheria Sostenibile. Un progetto su cui la startup Mariscadoras ci sta puntando al punto da aver ottenuto un grande successo.

Nel progetto Mariscadoras ha coinvolto una serie di operatori, a cominciare dalle cooperative di pesca di Scardovari e dalla società Tagliapietra di Marcon, in provincia di Venezia, che lavora il prodotto. Con loro hanno costituito una filiera che bada soprattutto alla sostenibilità, con l’uso anche di strumenti green tech per ridurre l’impatto ambientale

Mariscadoras e la pesca sostenibile

Oltre 329 tonnellate di granchio blu è stato segnalato di recente dalle autorità venete. Una quantità tale da diventare pericoloso per l’ambiente, per la pesca, insomma per tutto il settore. Davanti a questa disgrazia, Mariscadoras, la startup fondata da Carlotta Santolini nel 2021 assieme alle sue 4 amiche (Matilda Banchetti, Ilaria Cappuccini, Alice Pari e Giulia Ricci), ha trasformato il granchio blu non solo in un’opportunità, ma in un progetto sostenibile.

Per saperne di più: Startup innovative: cosa sono e come crearne una

Il nostro progetto presta grande attenzione alla sostenibilità e pertanto siamo in grado di garantire la sostenibilità di tutta la filiera a garanzia anche dei consumatori che sono giustamente sempre più attenti a questi aspetti”, racconta Carlotta Santolini.

Il progetto Blueat e il successo in America

Per cercare di unire la riduzione dell’enorme quantità di granchi blu che stanno imperversando per il Veneto. E ottenere un buon profitto o addirittura un sistema di “economia circolare“, le ragazze di Mariscadoras hanno subito pensato anche agli impieghi del prodotto.

Unendo pescheria sostenibile e uno spirito imprenditoriale votato alla gastronomia intelligente, oltre ad una serie di tecnologie green per ridurre l’impronta ambientale nella raccolta, sono riuscite a massimizzare il prodotto. Al punto da garantire una sicura vendita in vari ristoranti e in alcuni supermercati. Fino ad arrivare ad esportato negli Stati Uniti dove c’è è ampia richiesta di granchio blu.

Con il progetto Blueat – la Pescheria Sostenibile stiamo costruendo una filiera che parte dai pescatori passando per le fasi di lavorazione e trasformazione fino alla vendita in Italia e all’estero dove è più alta la richiesta di questo prodotto. E abbiamo iniziato a farlo quando di granchio blu nessuno parlava”, racconta sempre Carlotta Santolini.

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