L’industria aeronautica compie un passo avanti cruciale verso la sostenibilità con il primo test a terra di un motore a turbina alimentato a idrogeno liquido. Risultato della collaborazione tra le società Turbotech, Safran e Air Liquide, questa tecnologia permetterà in futuro di ridurre ancora di più l’impronta di carbonio degli aerei.
Il primo test di un motore a turbina con idrogeno liquido
In realtà non è la prima volta che viene eseguito un test del genere. Come precisa il sito di informazione Interesting Engineering, nel 2024 Safran e Turbotech avevano eseguito un esperimento simile su un piccolo motore turboelica TP-R90, nell’ambito del BeautHyFuel, un progetto che mira a esplorare il potenziale dell’idrogeno nell’aviazione leggera.
Stavolta, però, nell’esperimento condotto il 13 gennaio presso il Grenoble Technologies Campus di Air Liquide in Francia, Turbotech, Safran e Air Liquide hanno testato un motore a turbina a gas fatto apposta per il mercato dell’aviazione leggera. In questo caso, “il motore è stato accoppiato a un sistema di stoccaggio di liquidi criogenico sviluppato da Air Liquide per dimostrare l’integrazione end-to-end di un sistema di propulsione che replica tutte le funzioni su un velivolo completo”.
Spiega Pierre-Alain Lambert (VP Hydrogen Programs di Safran): “accoppiando la nostra tecnologia al sistema di stoccaggio criogenico di Air Liquide, che fornisce la densità di energia necessaria per le applicazioni aeronautiche, abbiamo dimostrato che è possibile una soluzione di propulsione high-tech completa con zero emissioni di carbonio in volo e che può essere integrata direttamente negli aerei leggeri“.
Idrogeno liquido, una risorsa per il futuro della propulsione sostenibile
L’uso dell’idrogeno liquido nell’aviazione presenta numerosi vantaggi rispetto ai carburanti tradizionali come kerosene e benzina. Il più importante è quello delle “emissioni zero”: quando viene bruciato a basse temperature, l’idrogeno emette principalmente vapore acqueo. Inoltre, la sua elevata densità energetica (ovvero la capacità di immagazzinare più energia nello stesso volume) rispetto al kerosene (33,3 kWh/kg contro 12,0 kWh/kg) garantisce maggiore autonomia di volo.
Ma nonostante le sue potenzialità, l’idrogeno presenta tutt’ora alcune sfide significative. Se viene bruciato a temperature superiori a 2.000 °F (1.093 °C), l’idrogeno può generare ossidi di azoto (NOx), responsabili di inquinamento atmosferico e piogge acide (però non emette CO₂, fuliggine o idrocarburi incombusti, pertanto riduce a prescindere l’impatto ambientale).
In più, ancora oggi l’idrogeno è costoso e complesso da gestire, e richiede infrastrutture specializzate per la produzione e l’utilizzo. Tra l’altro in forma liquida questo carburante deve essere mantenuto a temperature estremamente basse, inferiori a -423 °F (-253 °C), attraverso avanzati sistemi di stoccaggio criogenico.
Nonostante le sfide, il potenziale a lungo termine dell’idrogeno come carburante per l’aviazione è innegabile. Con il continuo miglioramento della tecnologia e delle infrastrutture, l’idrogeno è destinato a svolgere un ruolo fondamentale nel rendere l’aviazione più sostenibile.