Chip quantistici da 10mila qubit: la svolta da QuantWare

L’olandese QuantWare ha presentato una nuova architettura per creare chip quantistici più grandi, affidabili e meno costosi

Redazione

Una svolta attesa da anni scuote il settore del quantum computing. L’azienda olandese QuantWare ha presentato una nuova architettura per le sue Quantum Processor Unit (QPU) capace di supportare chip da 10.000 qubit, segnando un salto di scala senza precedenti per un’industria che da quasi un decennio faticava a superare la soglia dei 100 qubit.

Una nuova generazione di QPU e la fine del “plateau” dei 100 qubit

Negli ultimi anni, infatti, le principali aziende del settore sono cresciute a ritmi lentissimi: Google è passata da 53 a 105 qubit in sei anni, mentre IBM ha appena mostrato un progetto da 120 qubit destinato – secondo la sua roadmap interna – a rimanere una delle dimensioni di riferimento fino al 2028.

Gli ostacoli hardware hanno costretto molti attori a collegare tra loro vari processori più piccoli invece di scalare realmente i singoli chip, un approccio che ha moltiplicato costi, complessità e limiti operativi. Il nuovo sistema di QuantWare rompe questo schema grazie a un’architettura basata su scalabilità 3D e su un design a chiplet, capace di supportare 40.000 linee I/O e connessioni ad alta fedeltà tra i moduli.

La nuova soluzione di QuantWare è stata definita dalla stessa azienda nel suo comunicato come di un punto di svolta. Il nuovo design permette la creazione di processori 100 volte più grandi rispetto ai migliori sistemi disponibili oggi, pur mantenendo un ingombro fisico persino ridotto rispetto alle soluzioni esistenti. L’azienda sostiene inoltre che questo si traduca in più potenza computazionale “per dollaro e per watt” rispetto alle attuali piattaforme multi-QPU, candidando l’architettura a nuovo standard industriale.

Il sistema è inoltre compatibile con qualunque realtà che utilizzi qubit superconduttivi, aprendo la strada a QPU molto più grandi e meno costose rispetto al passato. Parallelamente, QuantWare continua a rafforzare il suo ecosistema Quantum Open Architecture, che ora integra anche NVIDIA NVQLink. L’unione tra questa tecnologia e l’architettura VIO consente – secondo l’azienda – di connettere il compute quantistico hyperscale con quello classico ad alta velocità e bassa latenza, accessibile agli sviluppatori tramite NVIDIA CUDA-Q.

Kilofab e la produzione del futuro

Assieme al lancio del nuovo processore, QuantWare ha annunciato Kilofab, un impianto produttivo su larga scala che aprirà nel 2026 presso la sede di Delft, nei Paesi Bassi. L’azienda lo descrive come il primo stabilimento al mondo dedicato esclusivamente ai dispositivi Quantum Open Architecture, oltre che una delle più grandi fabbriche quantistiche mai pianificate.

QuantWare afferma di spedire già oggi più processori quantistici di qualsiasi altro fornitore commerciale e con Kilofab punta a incrementare la capacità produttiva di venti volte.

Secondo il CEO Matt Rijlaarsdam, questa è la svolta che l’intero settore attendeva: per anni il potenziale del quantum computing è rimasto confinato a scenari teorici, frenato dal blocco a 100 qubit. Ora, sostiene, l’architettura VIO-40K rimuove finalmente questo limite e offre all’ecosistema “il processore quantistico più potente e iper-scalato mai progettato”.

Le prenotazioni per il nuovo processore sono già aperte, mentre le prime unità saranno spedite nel 2028.

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