Energia pulita e sicurezza nazionale: il doppio ruolo dei parchi eolici offshore

La sicurezza nazionale offshore affronta rischi dai parchi eolici, ma nuove tecnologie e cooperazione militare offrono soluzioni efficaci per il futuro della difesa

Redazione
Parchi eolici offshore e sicurezza nazionale offshore con radar di sorveglianza tecnica

I parchi eolici offshore sono spesso al centro del dibattito sulla sicurezza nazionale. Negli ultimi anni, Stati Uniti e alcuni paesi europei hanno rallentato o bloccato nuove installazioni, motivando le decisioni con la necessità di tutelare infrastrutture critiche e sorveglianza militare. Ma, come spiegano esperti militari e operatori del settore, la tecnologia offre soluzioni concrete per mitigare i rischi senza rinunciare all’espansione dell’energia eolica.

Oggi, molti governi europei—eccetto la Svezia—stanno sperimentando strategie integrate, dai radar avanzati ai sensori dual use, trasformando potenziali ostacoli in strumenti di sicurezza e sorveglianza.

In che modo i parchi eolici offshore disturbano i radar

Le turbine offshore possono interferire con i sistemi radar e con i sensori sottomarini progettati per rilevare incursioni militari. La rotazione delle pale produce effetti Doppler che possono generare falsi allarmi sugli schermi radar, mentre i grandi rotori riflettono i segnali impedendo la visibilità di velivoli, missili o droni, soprattutto per i radar line-of-sight più datati.

Un rapporto del Dipartimento dell’Energia statunitense del 2024 e il progetto europeo Symbiosis del 2025 hanno confermato un “degrado misurabile” delle prestazioni radar e della consapevolezza situazionale. Tuttavia, i dati raccolti dal 2012 mostrano che le agenzie statunitensi continuano a operare senza impatti significativi, grazie a test sul campo, aggiornamenti tecnologici e strategie di mitigazione, come spiega Tue Lippert, ex comandante delle forze speciali danesi.

Tra le misure adottate vi sono software in grado di riconoscere la firma radar delle turbine e collocazioni più attente dei parchi eolici: nel caso delle zone offshore al largo del Maryland, l’amministrazione Biden ha ridotto del 79% l’area prevista per minimizzare i rischi per la difesa.

Le soluzioni tecnologiche per la sicurezza nazionale offshore

Una risposta efficace al problema è rappresentata dai radar phased-array, in grado di gestire centinaia di fasci simultanei e creare segnali ad alta risoluzione che distinguono chiaramente tra turbine e altri oggetti. L’ordine da 438 milioni di dollari della Collins Aerospace per radar avanzati sottolinea l’impegno statunitense a ridurre l’impatto dei parchi eolici offshore.

Questi sistemi, insieme a software di identificazione delle turbine e strategie di posizionamento, permettono di mantenere elevati standard di sicurezza senza sacrificare la produzione rinnovabile. Inoltre, i radar solid-state moderni offrono visibilità anche dietro gli ostacoli, riducendo l’interferenza e consentendo un monitoraggio più accurato di velivoli e minacce a bassa quota.

Il ruolo duale dei parchi eolici offshore nella sorveglianza militare

Oltre a mitigare i problemi, le turbine offshore offrono opportunità per estendere la sorveglianza militare. L’installazione di radar direttamente sulle turbine amplia la copertura e funge da “occhi e orecchie” aggiuntivi per le difese nazionali. Nel 2021, Saab e Ørsted (quello di Sunrise Wind) hanno testato il radar Giraffe 1X sul parco Hornsea 1, estendendo la consapevolezza oltre l’orizzonte dei radar terrestri. Il Regno Unito ha ordinato 11 sistemi simili.

In Belgio, Olanda e Polonia, l’uso dual use è già norma: sensori montati sulle turbine monitorano navi e minacce a bassa quota. La condivisione dei dati tra operatori e forze armate sta crescendo, favorita dalle recenti tensioni regionali e dagli attacchi alle infrastrutture energetiche. La Polonia, ad esempio, obbliga la presenza di apparecchiature difensive su tutti i nuovi impianti, mentre il Regno Unito sperimenta sistemi combinati di rilevazione ottica, termica, acustica e radio.

La posizione restrittiva della Svezia e le implicazioni strategiche

Contrariamente a Polonia e Regno Unito, la Svezia ha respinto 13 progetti offshore lungo il Baltico, citando il rischio di ridotta capacità di rilevare missili. Secondo Tobhias Wikström di Parachute Consulting, l’accesso a radar NATO e la disponibilità di sistemi moderni rendono queste preoccupazioni discutibili. La scelta svedese sembra dettata sia da motivi politici interni, con partiti pro-nucleare, sia da limiti nelle valutazioni tecniche dei nuovi rischi.

In passato, operatori e militari mantenevano una certa distanza per timore di rendere le turbine bersagli militari. Oggi, la crescente minaccia percepita e i sabotaggi a gasdotti e cavi hanno accelerato la cooperazione. L’integrazione tra energia e difesa consente non solo di garantire sicurezza, ma anche di addestrare le forze in scenari realistici e complessi, trasformando i parchi eolici offshore da rischio potenziale a risorsa condivisa di sorveglianza.

Verso una nuova gestione della sicurezza nazionale offshore

Gli operatori energetici e le autorità difensive devono investire in tecnologie di mitigazione e promuovere la condivisione dei dati tra infrastrutture civili e militari.

Solo un approccio integrato consentirà di garantire sicurezza nazionale offshore senza frenare la transizione energetica. La cooperazione decisa può trasformare i parchi eolici offshore da rischio potenziale a risorsa di sorveglianza condivisa.

Fonte: IEEE Spectrum

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