Chenguang-1, il satellite cinese che “pensa” in orbita

Chenguang-1 inaugura una nuova fase del calcolo orbitale con un server AI capace di elaborare i dati direttamente in orbita

Redazione
Satellite Chenguang-1 con server per ai in orbita

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

Il calcolo dell’intelligenza artificiale in orbita entra in una nuova fase con Chenguang-1, il satellite cinese lanciato a fine luglio dalla zona Dongfeng commercial space innovation test zone. A bordo si trova un server composto da otto schede, progettato per eseguire operazioni di AI direttamente nello spazio. Secondo gli esperti del settore, la Cina si colloca così nella prima fascia mondiale dell’orbital compute, una tecnologia destinata a trasformare il modo in cui i satelliti raccolgono, analizzano e trasmettono informazioni.

Chenguang-1 apre la strada al calcolo AI in orbita

Il lancio di Chenguang-1 rappresenta un nuovo passo nello sviluppo delle infrastrutture di calcolo spaziali cinesi. Il satellite non si limita infatti a raccogliere informazioni, ma dispone di una capacità computazionale sufficiente per elaborare i dati direttamente in orbita.

Il cambiamento è significativo soprattutto per i satelliti dedicati all’osservazione della Terra. Tradizionalmente, questi sistemi acquisiscono immagini e altri dati grezzi per poi trasmetterli alle stazioni terrestri, dove avviene l’elaborazione. Con l’AI a bordo, invece, una parte di questo lavoro può essere svolta prima del trasferimento verso il pianeta.

Nuove frontiere per i server nello spazio

Il vantaggio principale riguarda la quantità di dati che deve essere trasferita. Secondo Liu Yaoqi, presidente e CEO di Zhongke Tiansuan, meno del 5% dei dati raccolti dai satelliti arriva effettivamente a Terra, mentre quelli ricevuti possono richiedere anche giorni prima di essere trasformati in informazioni utili.

Un satellite dotato di capacità di calcolo può invece selezionare ed estrarre direttamente le informazioni più importanti, inviando a Terra soltanto i risultati dell’analisi. In questo modo si riduce il fabbisogno di banda e si accelera l’accesso ai dati realmente utili.

La Cina nella prima fascia mondiale dell’orbital compute

La strategia cinese non si limita al singolo Chenguang-1. Zhongke Tiansuan sta preparando un computer di bordo di classe POPS, interamente sviluppato a livello nazionale, con consegna prevista entro la fine del 2026. L’azienda ha inoltre completato un prototipo di server spaziale per l’addestramento AI a otto schede, basato su architetture nazionali di CPU e GPU.

L’obiettivo più ambizioso è il Tiansuan Plan, che punta nel lungo periodo alla realizzazione di un supercomputer orbitale composto da 10.000 schede.

Orbital compute: scenari applicativi e impatto globale

L’espansione del calcolo orbitale potrebbe avere conseguenze anche oltre l’osservazione satellitare. Una rete globale di infrastrutture di calcolo nello spazio potrebbe infatti offrire nuove possibilità alle aree del mondo prive di una rete capillare di fibra e di data center.

Il modello punta quindi a trasformare l’orbita in una vera infrastruttura computazionale, capace di elaborare informazioni vicino al punto in cui vengono generate. Per le attività di osservazione, questo significa poter ottenere risposte ad alto valore dai dati raccolti senza dover attendere necessariamente l’elaborazione a Terra.

Futuro dell’intelligenza artificiale nello spazio

Attorno a questa tecnologia si sta formando in Cina un ecosistema sempre più articolato. Il National Supercomputing Center di Tianjin ha presentato la Tianhe Space SuperIntelligence Fusion Facility durante la World Intelligence Industry Expo 2026.

Anche GoSharpened Aerospace sta portando avanti lo StarCompute Plan, una costellazione composta da 2.800 satelliti dedicata al calcolo orbitale. Nel frattempo, l’Institute of Computing Technology della Chinese Academy of Sciences ha sviluppato un payload HPC raffreddato a liquido e un processore multicore RISC-V resistente alle radiazioni.

Prospettive operative dopo l’orbital compute cinese

La crescita del settore coinvolge anche università e centri di ricerca, con corsi dedicati al calcolo spaziale avviati a Shenzhen e Shanghai e un centro di ricerca specifico aperto dall’Hangzhou Institute for Advanced Study della UCAS.

La Cina, tuttavia, non è l’unico Paese a muoversi in questa direzione. SpaceX ha già testato satelliti Starlink equipaggiati con chip AI, mentre Google ha delineato progetti per data center spaziali e altri operatori statunitensi stanno lavorando a propri moduli di calcolo orbitale.

La particolarità della strategia cinese risiede soprattutto nell’ampiezza dell’ecosistema sviluppato contemporaneamente: hardware, processori, server, satelliti, costellazioni e strutture di ricerca stanno convergendo verso la costruzione di una vera infrastruttura di calcolo nello spazio.

Fonte: Pandaily

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