Nuovi materiali per le batterie grazie a dati, AI e raggi X

Sfruttando Aurora e APS potenziato, gli scienziati del laboratorio Argonne (USA) accelerano la scoperta di nuovi materiali per le batterie

Redazione

Gli Stati Uniti stanno accelerando verso la leadership nel settore energetico, e la ricerca sulle batterie innovative diventa un pilastro fondamentale. La domanda di tecnologie più performanti, sicure e durature non è mai stata così alta, interessando dalla mobilità terrestre, aerea e marittima fino alle reti elettriche e ai dispositivi portatili. All’Argonne National Laboratory, due strumenti d’avanguardia — il supercomputer exascale Aurora e l’Advanced Photon Source (APS) recentemente potenziato — promettono di rivoluzionare lo studio delle batterie, consentendo analisi mai viste prima sia in laboratorio che in tempo reale.

Aurora e APS: una combinazione rivoluzionaria per le batterie

Al centro della nuova fase di ricerca ci sono due strumenti di livello mondiale: Aurora, una macchina exascale con oltre 60.000 GPU, e l’APS, un acceleratore di particelle che, grazie all’aggiornamento recente, offre raggi X fino a 500 volte più brillanti.

Questa combinazione consente agli scienziati di osservare le batterie durante il loro funzionamento, mentre si caricano e scaricano, con un dettaglio senza precedenti. In particolare, l’aumento di luminosità dei raggi X permette di scrutare in profondità i componenti chiave delle batterie — anodo, catodo ed elettrolita — e di identificare anche difetti minimi che potrebbero compromettere prestazioni o sicurezza.

Tra l’altro, l’incremento della risoluzione spaziale e temporale consente di misurare le strutture microscopiche, seguire i movimenti degli elettroni e capire meglio i meccanismi interni della batteria, aprendo la strada a innovazioni che potranno ridurre tempi di ricarica e migliorare la durata complessiva.

Queste tecniche sono diventate molto più veloci, quindi ora possiamo osservare le cose in modo molto più operativo rispetto a prima“, ha affermato Stefan Vogt, vicedirettore della divisione X-ray Science di Argonne. “Se stai caricando o scaricando la batteria, idealmente vorrai vedere l’intera operazione, e vorrai vederlo in tempo reale“.

Gestire il flusso di dati: Aurora come cervello digitale

L’incredibile dettaglio delle osservazioni genera una mole immensa di dati, stimata in diversi petabyte all’anno solo per le batterie. Qui entra in gioco Aurora, capace di eseguire oltre un quintilione di calcoli al secondo.

Grazie a una connessione da terabit tra APS e supercomputer, i dati possono essere trasferiti e analizzati in tempo reale, consentendo agli scienziati di ricevere feedback immediati e ottimizzare gli esperimenti sul momento, risparmiando tempo prezioso di laboratorio.

L’integrazione di intelligenza artificiale apre possibilità ancora più ampie: modelli di machine learning possono identificare nuove aree della scienza dei materiali da esplorare, e laboratori autonomi potrebbero produrre materiali per batterie, inviarli ai raggi X e analizzarne le caratteristiche in loop continuo.

In questo scenario, strumenti come AuroraGPT potrebbero predire quali materiali meritano ulteriori indagini, accelerando in modo significativo la scoperta scientifica.

Tecniche avanzate: ptychography e spettroscopia X-ray

Le potenzialità di APS e Aurora si esprimono appieno con tecniche come X-ray spectroscopy e ptychography. La spettroscopia permette di analizzare lo stato elettronico di elementi chiave dei catodi come nichel, cobalto e manganese, evidenziando il livello di carica o scarica e i movimenti degli elettroni all’interno dei materiali. La ptychography, invece, genera immagini estremamente dettagliate di strutture molecolari e difetti in tempo reale, trasformando complessi pattern di luce e ombra in informazioni utili. Inoltre, l’uso di modelli di machine learning come PtychoNN consente di velocizzare l’analisi dei dati, creando un loop operativo dove i ricercatori possono osservare e ottimizzare esperimenti in diretta.

Obiettivo di Argonne è lo sviluppo di un laboratorio autonomo, dove nuove combinazioni chimiche vengano testate dai raggi X e immediatamente valutate dal supercomputer, che a sua volta indicherà la direzione dei prossimi esperimenti.

Siamo arrivati ​​al punto in cui collegando tutto questo ad Aurora si può avere un circuito chiuso in cui è possibile vedere cosa si sta facendo mentre lo si fa“, ha affermato Vogt. “Queste due strutture hanno un potenziale enorme per consentire importanti ricerche. È un ottimo momento per la scienza all’Argonne“.

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