Hai un relitto medievale affondato secoli addietro nelle acque fredde della Scandinavia. Come arrivarci? Ovviamente con la tecnologia, ma non con una qualsiasi. Ecco infatti Autonomous Surface Vehicle, il robot sviluppato dall’Università di Stavanger e dal Museo Marittimo di Stavanger, che ha permesso agli archeologici marini di indagare al meglio su questo relitto.
Quello che si scopre su questo relitto è una storia davvero intrigante, e tutto grazie alla tecnologia robotica.
Autonomous Surface Vehicle, il robot che va “indietro” nel tempo marino
Per uno studio pubblicato sul Journal of Maritime Archaeology, riporta Newsweek, un team di ricercatori ha cercato di scoprire nuove informazioni sul naufragio. Con il supporto dell’Università di Stavanger e del Museo Marittimo di Stavanger, si erano posto come obiettivo principale quello di:
- fotografare il relitto,
- produrne una ricostruzione 3D,
- confrontare i dati appena ottenuti con la documentazione esistente.
E sembra ci siano riusciti, grazie all’Autonomous Surface Vehicle. Per indagare sul relitto, i ricercatori hanno utilizzato questo robot autonomo dotato, una specie di “catamarano” pieno di dispositivi di monitoraggio, inclusa una forma di tecnologia sonar, che ha consentito la raccolta di dati ad alta risoluzione in acque molto basse in modo non distruttivo.
I dati raccolti dal team hanno contribuito a una migliore comprensione delle dimensioni, della forma e della posizione della nave dei resti sepolti. La ricerca ha dimostrato che la nave misura circa 59 piedi di lunghezza e 18 piedi di larghezza. Secondo lo studio, ha anche una profondità di sepoltura massima di 2,6 piedi.
Infine, i ricercatori hanno anche identificato una caratteristica precedentemente sconosciuta in prossimità della poppa e sporgente a sud-est. E hanno svelato anche ulteriori “anomalie” precedentemente sconosciute nella baia dove è stato ritrovato il relitto.
La storia della nave Avaldsnes
Con Autonomous Surface Vehicle, i archeologi marini hanno indagato su un relitto medievale in Scandinavia con una storia che arriva fin dal Medioevo.
Posto in un ambiente intercotidale vicino ad Avaldsnes, un villaggio sull’isola di Karmøy al largo della costa sud-occidentale della Norvegia, questo luogo fu un centro di potere dalla prima età del bronzo fino alla fine del periodo medievale.
Nel periodo medievale, Avaldsnes era sede di un palazzo reale fortificato e di un porto di grande importanza. Tra il XIII e il XV secolo il porto fu utilizzato dalla potente Lega Anseatica, un’organizzazione di città mercato e comunità mercantili, principalmente nel nord Europa, creata per proteggere i reciproci interessi commerciali dei suoi membri.
Questo relitto, il più importante dei resti archeologici sepolti nei fondali marini intorno ad Avaldsnes, veniva conosciuto come la “nave Avaldsnes”. Riporta il Newsweek, si pensa che questa nave sia stata costruita tra il 1392 e il 1410 d.C. Ricerche precedenti avevano suggerito che la nave mercantile di medie dimensioni affondò dopo un incendio tra il 1399 e il 1415 d.C.
Secondo i ricercatori, a differenza della maggior parte delle navi mercantili contemporanee, questa era una nave “eccellente” costruita da lavoratori altamente qualificati. Le ispezioni subacquee visive condotte da archeologi marittimi nel 2003 e nel 2017 hanno rivelato che i resti della nave Avaldsnes sono ad oggi straordinariamente ben conservati.
Se vuoi saperne di più su questo robot, ti suggeriamo la lettura approfondita del paper ufficiale, pubblicato sul Journal of Maritime Archaeology :
- Hallgjerd H. Ravnås, Thomas M. Olsen, Wiktor W. Weibull, Håkon Reiersen, Massimiliano Ditta & Arild S. Vivås, Marine Geophysical Survey of a Medieval Shipwreck in Shallow Waters Using an Autonomous Surface Vehicle: A Case Study from Avaldsnes, Norway, Journal of Maritime Archaeology (2024), DOI: 10.1007.s11457-023-09384-1.