Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale
Intel guarda con crescente fiducia al proprio processo produttivo 14A, la tecnologia di classe 1,4 nm destinata a rappresentare uno dei nodi più importanti della strategia futura dell’azienda. Secondo David Zinsner, CFO di Intel, la riduzione della densità dei difetti sta procedendo meglio rispetto alla curva prevista dall’azienda. Un risultato che, nelle parole del manager, non si vedeva dai tempi del processo a 22 nm, considerato uno dei nodi di maggior successo nella storia di Intel.
Il processo Intel 14A sta migliorando più rapidamente del previsto
Il dato più significativo riguarda proprio la velocità con cui Intel sta riuscendo a ridurre i difetti durante lo sviluppo del processo. Zinsner, intervenuto alla Deutsche Bank 2026 Technology Conference, ha spiegato che la densità dei difetti del 14A non solo segue una traiettoria migliore rispetto agli obiettivi iniziali, ma sta migliorando più rapidamente rispetto ai precedenti nodi produttivi.
Il CFO ha paragonato questo andamento a quello registrato con i 22 nm, tecnologia che Intel considera ancora oggi particolarmente riuscita. Il confronto, tuttavia, va interpretato con cautela: la densità dei difetti attuale non può essere considerata direttamente equivalente a quella misurata sul processo a 22 nm nello stesso momento del suo sviluppo.
Inoltre, i sistemi moderni di produzione e ispezione dei wafer sono molto più avanzati rispetto a quelli disponibili 16 anni fa. Anche la definizione stessa di “difetto” può quindi essere cambiata. E, soprattutto, una minore densità di difetti non equivale automaticamente a un determinato livello di resa produttiva.
Dal 22 nm al nuovo nodo 14A
Il riferimento ai 22 nm assume particolare importanza considerando il ruolo che quel processo ha avuto nella storia di Intel. Si trattava del primo nodo dell’azienda basato su transistor FinFET, all’epoca una tecnologia all’avanguardia a livello mondiale.
Il 14A si trova invece davanti a una sfida tecnologica molto diversa. Il nuovo processo utilizzerà transistor RibbonFET gate-all-around di seconda generazione e una tecnologia di alimentazione sul retro del chip, denominata PowerDirect, anch’essa di seconda generazione. Il processo sarà inoltre predisposto per l’impiego della litografia High-NA EUV, necessaria per affrontare pattern estremamente complessi.
Per questo motivo, il fatto che la riduzione dei difetti stia procedendo così bene in questa fase rappresenta per Intel un segnale incoraggiante, soprattutto considerando la distanza ancora significativa dalla produzione su larga scala.
Intel prepara la produzione del 14A per il 2027
Il calendario delineato dall’azienda prevede l’avvio della risk production dei propri prodotti basati su 14A nella seconda metà del 2027. La produzione ad alto volume, invece, dovrebbe iniziare nel 2028.
Il nodo si trova quindi ancora a circa due anni dall’ingresso nella produzione di massa. Il risultato attuale non certifica necessariamente quale sarà la resa finale, ma indica che la traiettoria di sviluppo appare particolarmente positiva rispetto alle aspettative iniziali.
Il confronto con il passato è inoltre significativo perché alcuni nodi successivi al 22 nm hanno incontrato difficoltà rilevanti: la produzione a 14 nm subì un ritardo di un anno a causa di problemi di resa, mentre il primo processo a 10 nm si rivelò problematico. Intel cancellò inoltre il 20A e il processo 18A raggiunse una milestone di produzione ad alto volume nonostante una densità di difetti ancora elevata.
Cresce l’interesse dei clienti esterni
Un altro elemento importante riguarda il comportamento dei potenziali clienti della divisione foundry. Secondo Zinsner, l’interesse esterno per il 14A è aumentato sensibilmente e non si limita più alla semplice valutazione dei dati tecnici.
Anche i team interni di Intel stanno già progettando prodotti destinati al nuovo nodo. Per il CFO si tratta di un importante segnale di fiducia, considerando che i clienti interni sono descritti come particolarmente prudenti e scettici.
All’esterno, invece, le discussioni starebbero entrando in una fase più concreta. I clienti non si limiterebbero più a chiedere informazioni sulle prestazioni del processo, ma inizierebbero a domandare quanta capacità produttiva sarà effettivamente disponibile e quale sarà la relativa fornitura.
Una nuova fase per la divisione foundry di Intel
La crescente attenzione verso il 14A potrebbe quindi rappresentare un passaggio importante per Intel Foundry. Zinsner ha spiegato che Lip-Bu Tan e il suo team stanno incontrando i clienti con cadenza settimanale, segnalando un’intensificazione dei rapporti commerciali.
Il riferimento ai 22 nm resta significativo anche per la longevità di quella tecnologia: Intel avviò la produzione di massa dei processori Ivy Bridge a 22 nm tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, mentre i primi prodotti commerciali arrivarono nell’aprile 2012. Quel nodo rimase in uso per diversi anni, prima nei processori e successivamente in altri prodotti.
Intel sembra ora puntare a fare del 14A un altro nodo produttivo di lunga durata, ma il passaggio dalla promettente fase di sviluppo alla produzione ad alto volume sarà determinante.
Fonte: Tom’s Hardware