La crescente diffusione dei data center dedicati all’intelligenza artificiale sta mettendo sotto pressione le reti elettriche, spingendo le aziende a cercare soluzioni energetiche fuori dagli schemi. Negli Stati Uniti, una proposta appena presentata al Dipartimento dell’Energia punta a riutilizzare reattori nucleari navali dismessi per alimentare un grande polo AI in Tennessee, nei pressi dell’Oak Ridge National Laboratory.
Reattori navali dismessi per alimentare l’AI
La proposta arriva da HGP Intelligent Energy, società texana che ha suggerito di utilizzare due reattori nucleari provenienti da portaerei e sottomarini della US Navy ormai ritirati dal servizio. Secondo il piano, i reattori potrebbero fornire tra 450 e 520 megawatt di potenza costante, un livello sufficiente a sostenere un grande data center ad alta intensità energetica.
La Marina statunitense impiega i reattori A4W, prodotti da Westinghouse Electric, sulle portaerei nucleari di classe Nimitz, e i reattori S6G, realizzati da General Electric, sui sottomarini d’attacco della classe Los Angeles. La USS Nimitz si avvia verso il pensionamento dopo l’ultimo dispiegamento operativo, mentre quasi un terzo dei sottomarini della classe Los Angeles è già stato dismesso. È proprio da queste unità che HGP vorrebbe recuperare i reattori.
Secondo quanto riportato da Techspot, il riutilizzo di tecnologie già esistenti consentirebbe di contenere i costi: l’adattamento dei reattori avrebbe un prezzo stimato tra 1 e 4 milioni di dollari per megawatt, una cifra nettamente inferiore rispetto alla costruzione di una centrale nucleare tradizionale o di un piccolo reattore modulare. L’obiettivo dichiarato è fornire elettricità in un momento in cui la rete fatica a reggere l’aumento della domanda e dei prezzi, spinti anche dall’espansione dell’AI.
Costi, tempi e criticità del progetto
L’intero progetto avrebbe un costo complessivo compreso tra 1,8 e 2,1 miliardi di dollari. HGP prevede di richiedere una garanzia su un prestito federale e di avviare un meccanismo di condivisione dei ricavi con il governo, oltre alla creazione di un fondo dedicato alla futura dismissione degli impianti.
Uno dei punti di forza indicati dall’azienda riguarda i tempi di realizzazione. Costruire nuove infrastrutture nucleari può richiedere oltre dieci anni tra autorizzazioni e lavori; al contrario, i reattori navali sono già stati progettati, costruiti e gestiti secondo standard militari estremamente rigorosi. Per questo HGP ritiene possibile accelerare l’iter autorizzativo, pur riconoscendo che sarebbero necessari controlli approfonditi da parte della Nuclear Regulatory Commission e del Dipartimento dell’Energia.
I reattori verrebbero rimossi dalle navi dismesse e installati in una struttura terrestre fortificata vicino a Oak Ridge, area con una lunga tradizione nel settore nucleare e infrastrutture già presenti. Secondo l’azienda, l’impianto potrebbe garantire decenni di energia stabile e a zero emissioni di carbonio, una risorsa sempre più preziosa mentre i data center AI spingono la domanda elettrica verso nuovi massimi.
Non mancano però le perplessità. Alcuni critici sottolineano le difficoltà legate al trasporto e alla riconversione di reattori datati, alla gestione delle scorie nucleari e alla sicurezza nel lungo periodo. A queste si aggiungono ostacoli politici e di percezione pubblica, legati all’idea di riutilizzare asset nucleari militari per scopi commerciali, un passaggio che potrebbe sollevare un acceso dibattito negli Stati Uniti.