La Cina entra ufficialmente nella nuova fase della corsa spaziale con un sistema di recupero dei razzi completamente diverso rispetto alle soluzioni adottate finora. Il Long March 10B (CZ-10B) ha effettuato con successo il primo recupero in mare tramite una rete di cattura, introducendo un approccio tecnico alternativo rispetto ai modelli basati sulle gambe di atterraggio.
La tecnologia sviluppata dalla China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC) punta a migliorare affidabilità, capacità di carico e possibilità di riutilizzo dei booster, grazie a una soluzione che elimina componenti pesanti e sfrutta una piattaforma navale progettata appositamente.
Long March 10B elimina le gambe e punta sul recupero a rete
Il principale elemento distintivo del nuovo razzo cinese riguarda l’assenza delle tradizionali gambe di atterraggio, utilizzate invece da altri sistemi riutilizzabili come quelli di SpaceX. Il CZ-10B sostituisce questa struttura con un sistema basato su meccanismi di aggancio posizionati alla base del booster.
Dopo la separazione del primo stadio, il razzo utilizza alette a griglia e motori di frenata per controllare il rientro atmosferico e dirigersi verso il punto di recupero. Il booster deve quindi effettuare una discesa verticale estremamente precisa verso la nave Navigator, posizionata a circa 431 chilometri a sud-est del sito di lancio di Wenchang.
Secondo gli esperti del settore, questa configurazione offre alcuni vantaggi importanti: eliminando le gambe d’atterraggio viene ridotto il peso strutturale del razzo, lasciando maggiore spazio alla capacità di trasporto del carico utile. Inoltre, meno componenti mobili possono significare una maggiore affidabilità nelle operazioni di recupero.
La nave Navigator e il primo sistema al mondo di cattura in mare
Il recupero del Long March 10B si basa su una piattaforma marittima progettata specificamente per questa funzione. La Navigator è lunga 144 metri, larga 50 metri e ha un dislocamento di circa 25.000 tonnellate.
La nave utilizza un sistema di posizionamento dinamico DP2, capace di mantenere la propria posizione con una precisione di appena 0,5 metri anche con onde alte fino a 4 metri. Sul ponte è installata una rete di cattura dotata di carrelli mobili e sistemi di compensazione del movimento su sei gradi di libertà.
L’obiettivo è creare una zona di recupero di circa 54 metri per 54 metri, nella quale il booster deve arrivare con estrema precisione. La rete ha il compito di assorbire gran parte dell’energia cinetica e potenziale del razzo attraverso sistemi di ammortizzazione integrati sulla nave.
Questo permette di ridurre le sollecitazioni sulla struttura del booster e di risolvere uno dei problemi principali dei razzi riutilizzabili: ottenere un recupero sicuro senza aumentare eccessivamente la complessità del veicolo.
Nuovi scenari per la corsa spaziale e i futuri lanci cinesi
Il sistema cinese introduce una terza strada nel panorama mondiale dei razzi riutilizzabili. Attualmente esistono tre principali approcci: il recupero con gambe di atterraggio, utilizzato da sistemi come Falcon 9 e Zhuque-3, la cattura tramite bracci meccanici come previsto per Starship, e ora il recupero tramite rete sviluppato dalla Cina.
Gli analisti sottolineano che questa tecnologia richiede una precisione molto elevata sia da parte del razzo sia della piattaforma navale. Tuttavia, una volta perfezionata, potrebbe offrire vantaggi in termini di affidabilità e riutilizzo frequente. Il progetto del CZ-10B punta infatti a superare i 10 riutilizzi e a raggiungere tempi di preparazione tra un lancio e l’altro di circa 72 ore.
La tecnologia avrà un ruolo anche nei programmi spaziali cinesi di lungo periodo. Il primo stadio del Long March 10B condivide caratteristiche progettuali e standard dei motori con la variante destinata alle missioni lunari con equipaggio, il CZ-10, che dovrebbe utilizzare tre stadi dello stesso tipo per trasportare oltre 70 tonnellate in orbita bassa terrestre.
Inoltre, il sistema sarà fondamentale per sostenere le future grandi costellazioni satellitari cinesi, tra cui Qianfan, con oltre 15.000 satelliti previsti, e GW, con più di 13.000 satelliti. Ogni lancio potrebbe trasportare circa 20 satelliti, rendendo necessario un numero stimato di circa 1.400 missioni per completare la distribuzione delle reti.
Fonte: Pandaily