Intelligenza artificiale, il 72% dei lavoratori italiani che la usano afferma di essere diventato più efficiente

Ricerca SD Worx: gli italiani credono nell’AI, ma vogliono più formazione. Crescono inoltre i timori occupazionali futuri

Redazione
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L’intelligenza artificiale sta diventando uno strumento sempre più presente nelle aziende italiane e, per chi la utilizza, i benefici sembrano essere concreti. A dirlo è la ricerca “HR & Payroll Pulse” di SD Worx, secondo cui il 72% dei lavoratori italiani che impiegano regolarmente strumenti di AI afferma di essere diventato più efficiente nello svolgimento delle proprie attività.

Allo stesso tempo, però, cresce anche la preoccupazione per le conseguenze che questa tecnologia potrebbe avere sul futuro del lavoro, soprattutto in assenza di un’adeguata formazione.

L’AI migliora la produttività, ma in Italia viene usata meno della media europea

L’indagine, che ha coinvolto 5.936 responsabili HR e 16.500 dipendenti in sedici Paesi europei, evidenzia che il 27% dei dipendenti italiani utilizza regolarmente l’intelligenza artificiale sul posto di lavoro. Una quota ancora inferiore alla media europea del 29%, ma destinata a crescere soprattutto tra i manager, dove raggiunge il 31%, mentre si ferma al 22% tra i lavoratori che non ricoprono ruoli dirigenziali.

Tra coloro che già utilizzano questi strumenti, quasi tre dipendenti su quattro riconoscono un miglioramento dell’efficienza. Tuttavia, l’adozione dell’AI è accompagnata da una maggiore inquietudine rispetto al resto d’Europa. Il 30% dei lavoratori italiani, contro il 25% della media UE, teme infatti che l’intelligenza artificiale possa rendere superflua una parte significativa delle proprie mansioni. Il dato diventa ancora più elevato tra chi utilizza già l’AI, arrivando al 45%.

I lavoratori italiani prevedono un ruolo sempre più centrale dell’intelligenza artificiale

Nonostante un utilizzo ancora leggermente inferiore rispetto alla media europea, gli italiani sono quelli che attribuiscono all’AI il maggiore impatto sul futuro delle proprie attività professionali.

Il 57% dei dipendenti ritiene infatti che l’intelligenza artificiale arriverà a svolgere una parte importante, se non addirittura la maggioranza, dei compiti quotidiani. La media europea si ferma invece al 46,5%, senza che nessun altro Paese raggiunga una percentuale così elevata.

Di conseguenza, soltanto il 43,5% dei lavoratori italiani pensa di poter continuare a svolgere il proprio lavoro senza il supporto dell’AI, contro il 53,5% registrato a livello europeo. Tra chi già utilizza questi strumenti, questa percentuale scende addirittura al 24%.

Parallelamente cresce anche l’adozione dell’intelligenza artificiale tra i dipendenti non manager: il 31% dichiara di aumentare progressivamente l’utilizzo dell’AI nelle attività quotidiane, superando la media europea del 26%.

Nonostante ciò, prevale ancora la convinzione che le competenze prettamente umane continueranno ad avere un ruolo centrale. Il 62% dei lavoratori ritiene infatti che le proprie capacità non possano essere sostituite dall’intelligenza artificiale. Inoltre, tra chi prevede un forte impatto dell’AI sul proprio lavoro, il 46,5% immagina soprattutto una collaborazione tra persona e tecnologia, piuttosto che una sostituzione completa.

Formazione ancora insufficiente secondo molti dipendenti

Perché l’intelligenza artificiale rappresenti un’opportunità e non un rischio, la formazione diventa un elemento fondamentale. Tuttavia, i dati mostrano una significativa distanza tra la percezione delle aziende e quella dei lavoratori.

Il 44% dei datori di lavoro sostiene di investire in programmi di reskilling e upskilling per preparare la forza lavoro a un futuro sempre più caratterizzato dall’AI. Dal lato dei dipendenti, però, solo il 20% ritiene che la propria azienda stia realmente accompagnando il personale in questo percorso e appena il 21% afferma di ricevere un supporto concreto per sviluppare competenze specifiche.

Anche tra coloro che utilizzano già strumenti di intelligenza artificiale il quadro non cambia radicalmente: appena il 53% dichiara di ricevere un supporto adeguato per sfruttarne appieno il potenziale.

Questo aspetto assume particolare rilevanza anche sul piano normativo. L’AI Act europeo impone infatti ai datori di lavoro di adottare politiche aziendali che garantiscano un livello adeguato di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale, almeno per i dipendenti che utilizzano questi strumenti.

Governance, AI Act e trasparenza: le nuove sfide per le aziende

La ricerca evidenzia inoltre come ci sia ancora molto lavoro da fare sul fronte dell’utilizzo etico e responsabile dell’intelligenza artificiale.

Solo il 49% dei datori di lavoro italiani afferma che la propria organizzazione dispone di una governance HR dedicata a garantire un utilizzo corretto dell’AI. La percezione dei lavoratori è ancora più critica: appena il 38% ritiene che la propria azienda operi seguendo principi di responsabilità ed etica, una quota nettamente inferiore rispetto alla media europea del 52%.

Il tema assume ulteriore importanza con l’avanzamento dell’AI Act europeo. Sebbene gli obblighi principali per i sistemi classificati ad alto rischio siano stati rinviati al 2027 e al 2028, dal 2 agosto entreranno comunque in vigore i requisiti di trasparenza. Gli utenti dovranno poter riconoscere quando interagiscono con un sistema di intelligenza artificiale, come un chatbot, mentre alcuni contenuti generati dall’AI dovranno essere chiaramente identificati.

È inoltre previsto un periodo transitorio: i fornitori di sistemi di AI generativa già presenti sul mercato prima del 2 agosto 2026 avranno tempo fino al 2 dicembre 2026 per adeguarsi all’obbligo di contrassegnare automaticamente i contenuti sintetici prodotti.

Come sottolinea Alessia Rigoni, Managing Director di SD Worx Italy, l’intelligenza artificiale “non rappresenta soltanto un’evoluzione tecnologica, ma un cambiamento organizzativo e culturale“, già integrato nei processi aziendali della società per migliorare efficienza, qualità e supporto ai clienti.

Per Chiara Valdata, People Director di SD Worx Italy, la ricerca mostra come i dipendenti riconoscano sempre più il valore dell’AI, ma chiedano contemporaneamente maggiore formazione, chiarezza sull’utilizzo e un’adozione responsabile nel rispetto delle nuove regole europee. “In questo contesto, il ruolo delle organizzazioni sarà fondamentale per garantire un’adozione responsabile, inclusiva e orientata allo sviluppo delle competenze, nel rispetto delle nuove disposizioni normative europee“.

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