L’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale generativa per svolgere i compiti a casa può migliorare i risultati nell’immediato, ma avere conseguenze negative sulle prestazioni scolastiche nel lungo periodo. È quanto emerge da una ricerca realizzata da studiosi della Stockholm University e della University of Hong Kong, che hanno monitorato per oltre due anni il rendimento di più di 26.000 studenti delle scuole medie e superiori in una contea della Cina centrale. Lo studio evidenzia come l’AI renda i compiti più semplici e veloci, ma possa favorire una sensazione ingannevole di padronanza della materia, traducendosi poi in un sensibile peggioramento dei risultati agli esami.
Come l’intelligenza artificiale migliora i compiti a casa
Nel corso della ricerca, gli studiosi hanno seguito gli studenti da settembre 2022 a giugno 2025, analizzando voti dei compiti, tempi di completamento, risultati delle verifiche mensili e punteggi ottenuti negli esami di ammissione. Circa l’80% degli studenti ha dichiarato di utilizzare strumenti di AI generativa, tra cui Doubao, DeepSeek, ChatGLM, Ernie Bot e Qwen.
I dati mostrano che chi ricorre all’intelligenza artificiale ottiene un miglioramento medio del 18% nei voti dei compiti. Allo stesso tempo, il tempo necessario per completarli diminuisce sensibilmente, passando da 64 a 45 minuti. Un incremento di efficienza che dimostra come questi strumenti siano in grado di fornire risposte, suggerimenti e correzioni in tempi molto rapidi.
Secondo i ricercatori, però, questo vantaggio riguarda soprattutto il breve periodo e non coincide necessariamente con un reale consolidamento delle conoscenze.
I risultati agli esami peggiorano con il passare del tempo
Il confronto tra gli studenti che utilizzano l’AI e quelli che non la impiegano evidenzia una differenza significativa. Dopo circa sei mesi, gli utilizzatori abituali registrano un calo del 20% nei punteggi delle verifiche mensili, nonostante i migliori risultati ottenuti nei compiti a casa.
L’effetto diventa ancora più evidente sul lungo periodo. Dopo due anni di utilizzo continuativo, i risultati negli esami di ammissione mostrano una diminuzione marcata: il punteggio dello zhongkao, l’esame di accesso alle scuole superiori, cala del 24%, mentre quello del gaokao, il concorso nazionale per l’accesso all’università, registra una flessione del 18%.
Per gli autori della ricerca, questi dati indicano che la maggiore produttività garantita dall’AI non si traduce automaticamente in un apprendimento più efficace.
Il rischio di una falsa sensazione di apprendimento
Gli studiosi spiegano che l’intelligenza artificiale può indurre una “deceptive sense of fluency”, ovvero una falsa percezione di aver compreso realmente gli argomenti. Poiché chatbot e assistenti virtuali rendono lo svolgimento dei compiti molto più semplice, gli studenti possono avere l’impressione di padroneggiare i contenuti senza averli assimilati in profondità.
Secondo la ricerca, questo fenomeno si manifesta gradualmente e richiede tempo per emergere con chiarezza. Proprio per questo motivo gli effetti negativi possono passare inosservati nelle prime fasi, quando i risultati dei compiti sembrano addirittura migliorare.
Lo studio non definisce l’intelligenza artificiale come uno strumento necessariamente dannoso, ma evidenzia come il suo utilizzo possa aumentare l’efficienza nel breve periodo a scapito dell’apprendimento a lungo termine se sostituisce il lavoro cognitivo autonomo. I ricercatori sottolineano quindi la necessità di comprendere meglio il ruolo dell’AI nell’istruzione, distinguendo tra un supporto all’apprendimento e un impiego che rischia invece di ridurre lo sviluppo delle competenze necessarie per affrontare verifiche ed esami senza assistenza.
Fonte: SCMP