Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale
La corsa di Google all’intelligenza artificiale entra in una fase di profonda trasformazione. La recente riorganizzazione di Google DeepMind, accompagnata dalla partenza di Jeff Dean e dal nuovo ruolo di Demis Hassabis, ha alimentato interrogativi sulla capacità dell’azienda di rimanere sulla frontiera dell’AI. La questione, tuttavia, è più complessa di una semplice crisi: Google dispone ancora di risorse e vantaggi enormi, ma deve trovare un nuovo equilibrio tra ricerca di lungo periodo e sviluppo rapido dei prodotti.
Google DeepMind cambia struttura
Il cambiamento più significativo riguarda Demis Hassabis. Il cofondatore di DeepMind non è stato allontanato dall’azienda, ma ha lasciato la gestione quotidiana per assumere il ruolo di chairman di Google DeepMind e chief scientist di Alphabet, concentrandosi maggiormente sulla ricerca di lungo periodo. A guidare operativamente DeepMind è ora Koray Kavukcuoglu, già CTO della divisione e chief AI architect di Google.
Parallelamente, Jeff Dean lascia Google insieme a Sanjay Ghemawat e ad altri ricercatori per fondare Discovery Loop, una nuova società orientata all’utilizzo dell’AI per accelerare la ricerca scientifica e ingegneristica. Google sarà tra gli investitori fondatori della nuova realtà.
La riorganizzazione arriva pochi mesi dopo la grande trasformazione voluta da Sundar Pichai, che aveva riunito Brain e DeepMind con l’obiettivo di rendere Google più AI-first. Secondo l’analisi di The Verge, il nuovo riassetto rappresenta quindi un altro reset importante.
Ricerca e prodotti, una tensione sempre più evidente
Uno dei problemi individuati dalla fonte riguarda la distanza tra ciò che Hassabis e Dean hanno storicamente rappresentato e ciò che Google deve fare sul mercato. Hassabis è particolarmente interessato a world models, biologia, scoperta di farmaci e ricerca avanzata, mentre l’azienda deve trasformare rapidamente l’AI in prodotti utilizzabili e monetizzabili.
La situazione di Gemini rende evidente questa tensione. I modelli della classe Gemini 3.5 non sono attualmente ai vertici delle classifiche, mentre Gemini 4 deve ancora arrivare. Il suo lancio sarà quindi particolarmente importante per capire se Google riuscirà a recuperare terreno rispetto a OpenAI e Anthropic.
Questo non significa però che Google abbia rinunciato alla frontiera dell’AI. La fonte sottolinea piuttosto che oggi la situazione è da osservare con attenzione: l’azienda vuole rimanere al vertice, ma deve dimostrare di riuscirci.
La cultura di Google sotto osservazione
La riorganizzazione solleva anche una questione culturale. Google viene descritta come una realtà caratterizzata da una certa burocrazia e lentezza decisionale, elementi che possono diventare problematici in un settore nel quale i concorrenti rilasciano continuamente nuovi modelli e prodotti.
La partenza di Dean e il nuovo incarico di Hassabis potrebbero inoltre avere conseguenze sul personale. Molti ricercatori sono arrivati o sono rimasti in Google anche grazie alla presenza di queste figure, considerate importanti non soltanto sul piano tecnico ma anche per le loro posizioni sui valori e sull’uso responsabile dell’AI.
È anche uno dei motivi per cui The Verge segnala il crescente interesse verso Anthropic, dove diversi ricercatori provenienti da grandi aziende tecnologiche hanno scelto di trasferirsi.
Google continuerà a inseguire l’AGI?
Un altro interrogativo riguarda la direzione futura. Google possiede vantaggi strutturali enormi: Search, Google Cloud, dati, infrastruttura e capacità di distribuzione. Può inoltre vendere la propria capacità di calcolo a società che competono direttamente nella corsa ai modelli, come Anthropic.
Da qui nasce uno scenario ipotetico: Google potrebbe continuare a inseguire la frontiera dell’AI oppure, qualora il divario aumentasse, puntare maggiormente su prodotti e infrastruttura, accettando di essere leggermente dietro ai laboratori più avanzati. Per il momento, però, la fonte ritiene che Google abbia ancora tutte le ragioni per continuare a inseguire l’AGI e lo stato dell’arte.
Hassabis resta inoltre fortemente concentrato sulla ricerca. Il riferimento alla “foothills of the singularity”, utilizzato durante Google I/O, riflette proprio l’ambizione di lavorare verso sistemi capaci di affrontare un’ampia gamma di attività cognitive a un livello comparabile o superiore a quello umano.
Gemini 4 sarà un test fondamentale
Il futuro dipenderà quindi dalla capacità di Google di trasformare la nuova organizzazione in risultati concreti. Gemini 4 sarà uno dei principali banchi di prova, ma altrettanto importante sarà capire se l’azienda riuscirà a trattenere i ricercatori e a mantenere una cultura capace di sostenere la ricerca di lungo periodo.
La fonte non considera affatto chiusa la partita: Google conserva un enorme vantaggio strutturale e non può essere esclusa dalla corsa. Il vero interrogativo è se riuscirà a utilizzare queste risorse per tornare stabilmente allo stato dell’arte dell’intelligenza artificiale, invece di limitarsi a inseguire i concorrenti a ogni nuova generazione di modelli.
Fonte: The Verge