Oggi Milano saprà affrontare la grande prova dell’intelligenza artificiale con il piglio che l’ha contraddistinta? È questa la domanda che ha guidato il secondo appuntamento, che si è tenuto mercoledì 9, degli “Incontri con la Storia”, la rassegna annuale organizzata da Fondazione AEM – Gruppo A2A, in collaborazione con Fondazione Corriere della Sera.
Milano come centro propulsore di innovazione, nel dialogo virtuoso tra le scienze e le arti. Si è parlato del capoluogo lombardo partendo dalla stagione d’oro dell’industria italiana durante il Novecento e fino a oggi, periodo in cui il progredire dell’innovazione tecnologica prospetta nuove sfide e nuove possibilità per la città che ha rappresentato il crocevia più importante della stagione dell’industrialesimo. Un periodo che ha influenzato in primis la dimensione economica e scientifico-tecnologica, ma anche quella dell’arte e della letteratura, senza dimenticare la cultura di impresa. Risale, infatti, a quegli anni la nascita dei primi house organ, strumenti che hanno favorito e raccontato quell’ibridazione. Dalla “Civiltà delle Macchine” diretta da Leonardo Sinisgalli alla “Rivista di Comunità” di Olivetti, e in questo contesto una menzione va anche a “il chilowattora” di AEM.
“Arte e letteratura hanno interpretato questi straordinari avanzamenti – ha detto Martinelli, presidente di Fondazione AEM – favorendo l’integrazione della conoscenza in una società in continuo sviluppo. AEM, in particolare, ha interpretato in maniera egregia questa missione culturale all’interno delle sue iniziative”.
All’evento hanno preso parte Maria Cristina Messa, ex ministra, oggi medica all’università Bicocca, Massimo Sideri, editorialista del Corriere della Sera, Antonio Somaini dell’Université Sorbonne Nouvelle – Paris 3, Roberto Tasca, Presidente A2A, con la partecipazione straordinaria del musicista Paolo Jannacci. A introdurre e moderare l’incontro Alberto Martinelli, Presidente Fondazione AEM e Ferruccio de Bortoli, Presidente Fondazione Corriere della Sera.
“Nel mondo della scienza, l’IA mette già in discussione il nostro approccio metodologico classico – ha detto Maria Cristina Messa – Oggi sono talmente così abbondanti i dati che collezioniamo, che sono i medesimi dati a guidare le ipotesi formulate. Un sovvertimento di metodo che sta impattando anche la medicina. Il fatto che la macchina possa fare adesso raccolta, lettura e interpretazione dei dati, permetterà grandi passi in avanti alla ricerca medica e, allo stesso momento, garantirà sempre più al medico il tempo per occuparsi della parte umana della medicina, il rapporto con il paziente”.
Massimo Sideri ha aggiunto “Sono stati appena assegnati ben due premi Nobel strettamente collegati all’IA. Grazie alle ricerche condotte da Hopfield e Hinton si è passati da un approccio tradizionale dell’uso di un computer – che si basa su indicazioni chiare e comandi precisi per generare risultati – all’apprendimento automatico, nel quale il computer apprende per mezzo di esempi e, su questa base, riesce ad affrontare problemi più ampi e complessi. Questo ci insegna che l’ingegno, la passione e il dialogo fra discipline diverse, come ad esempio la biologia e l’informatica, ci apre a sviluppi straordinari e lo stesso approccio deve essere seguito dalle città come Milano che hanno ambizione internazionale, devono accettare e accogliere la sfida dell’intelligenza artificiale, non devono smettere di sfidare, innovare e interrogarsi perché senza, invecchiano e muoiono”.
Antonio Somaini è intervenuto sul tema dell’impatto delle tecnologie di intelligenza artificiale sulle immagini, la cultura visuale e l’arte contemporanea, sottolineando come “gli artisti contemporanei stanno reagendo alla presenza crescente di algoritmi e modelli di IA attraverso la società contemporanea con delle opere che ne esplorano il potenziale creativo ma anche le profonde implicazioni etiche, sociali e politiche”.
“Con iniziative come ‘Incontri con la storia’, vogliamo creare un dialogo tra passato e futuro, riconoscendo il valore di radici solide per affrontare le sfide della modernità. L’idea della ‘città politecnica’ al centro dell’evento di ieri si fonda sull’importanza di conservare e valorizzare il patrimonio storico che ha reso uniche le nostre città integrandolo con la rivoluzione digitale in atto, lo sviluppo economico e le esigenze delle comunità urbane moderne. Grazie al legame fra Fondazione AEM e il Gruppo A2A, la cultura diventa un territorio in cui la tutela della memoria storica e l’attenzione alla dimensione sociale convivono con la visione di un futuro sostenibile e l’impegno a migliorare la qualità della vita delle persone”, queste le parole di Roberto Tasca, presidente di A2A e Banco dell’energia.
Ha concluso Paolo Jannacci: “L’artista moderno e il suo processo artistico è molto cambiato rispetto a un artista ottocentesco. Il computer ha fornito i mezzi all’artista per ricercare la perfezione tecnica – sebbene sia irraggiungibile – e, oggi, l’intelligenza artificiale generativa riesce anche a suggerire le basi per una creazione d’arte. Tuttavia è proprio l’imperfezione che fa dell’artista un portatore, un comunicatore di emozioni”.