L’AI svela il mistero di un antico gioco da tavolo romano

Una lastra calcarea di 2.000 anni scoperta nei Paesi Bassi rivela i suoi segreti grazie a simulazioni digitali

Redazione
Pietra calcarea con incisioni di gioco da tavolo romano risolta da intelligenza artificiale

Un antico enigma dell’archeologia torna al centro dell’attenzione grazie alle tecnologie più avanzate. Una lastra calcarea scoperta nel 1984 nell’antico insediamento romano di Coriovallum, nei Paesi Bassi, ha per decenni sfidato gli studiosi. Oggi, grazie a scansioni 3D e intelligenza artificiale, emergono nuove ipotesi concrete sulla sua funzione: quella di un gioco da tavolo finora sconosciuto.

Un antico gioco da tavolo romano e le sue origini misteriose

La lastra, di forma ovale e dimensioni contenute (circa 21 x 14,5 cm), presenta linee incise e motivi geometrici che hanno subito attirato l’attenzione degli archeologi. Fin dalla scoperta, gli studiosi hanno ipotizzato che si trattasse di un oggetto ludico, anche per via dell’usura visibile lungo le scanalature, compatibile con il movimento ripetuto di pedine.

Un elemento significativo è proprio questa usura irregolare: secondo gli esperti, suggerisce un utilizzo frequente nel tempo, rafforzando l’idea che la pietra fosse impiegata per giocare. Tuttavia, a differenza di altri giochi antichi noti, mancavano riferimenti diretti a regolamenti o rappresentazioni simili nelle fonti storiche, rendendo impossibile una classificazione precisa.

Il rompicapo degli archeologi dura quarant’anni

Per oltre quattro decenni, la comunità scientifica ha cercato di interpretare il manufatto attraverso confronti con giochi antichi documentati. Nonostante numerosi tentativi, nessuna ipotesi è riuscita a convincere pienamente gli studiosi.

L’assenza di un “manuale” o di testimonianze iconografiche ha rappresentato il principale ostacolo. Gli archeologi si sono affidati a metodi tradizionali, analizzando il contesto storico e confrontando la lastra con altri reperti, ma senza arrivare a una soluzione condivisa. Il risultato è stato un lungo stallo interpretativo.

Intelligenza artificiale: nuova luce sull’enigma del gioco romano

La svolta è arrivata grazie a un progetto internazionale che ha unito archeologia e tecnologia. I ricercatori hanno utilizzato scansioni 3D della lastra e un sistema di simulazione basato sull’AI, programmando due bot per giocare su una versione digitale del tavoliere.

Il sistema, chiamato Ludii, ha testato oltre 100 diversi set di regole ispirati a giochi storici, facendo disputare ai bot fino a 1.000 partite per ciascuna configurazione. L’obiettivo era verificare quali dinamiche di gioco potessero riprodurre gli stessi pattern di usura osservati sulla pietra originale.

Dalle simulazioni è emerso un risultato chiave: nove caratteristiche ricorrenti nei giochi testati risultavano compatibili con il manufatto di Coriovallum. Questo ha permesso di restringere significativamente il campo delle ipotesi.

L’importanza storica della scoperta per la cultura romana

Le analisi suggeriscono che la lastra fosse utilizzata per un gioco strategico di blocco, una tipologia in cui i giocatori cercano di immobilizzare l’avversario impedendogli i movimenti, piuttosto che catturare le pedine.

Questo elemento è particolarmente rilevante perché si conosce molto poco di giochi di questo tipo prima del Medioevo. La scoperta, quindi, amplia le conoscenze sulle pratiche ludiche nel mondo romano e offre uno sguardo più concreto sulla vita quotidiana nelle province dell’Impero.

I giochi, infatti, erano parte integrante della socialità: si praticavano in contesti domestici, nelle taverne e negli spazi pubblici, rappresentando un importante momento di interazione culturale.

Le nuove tecnologie ampliano i confini dell’archeologia

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale segna un passaggio significativo nel metodo di ricerca archeologica. Per la prima volta, simulazioni guidate dall’IA sono state integrate con analisi tradizionali per identificare un gioco antico.

Questo approccio dimostra come la tecnologia possa diventare uno strumento complementare all’indagine storica, soprattutto quando le fonti dirette sono assenti. La capacità dell’IA di individuare schemi e correlazioni complesse si rivela particolarmente utile in contesti come questo.

Opportunità future e nuove frontiere per lo studio dei giochi antichi

I ricercatori sottolineano che, pur non potendo confermare con assoluta certezza le regole originali, il metodo utilizzato rappresenta una svolta. L’AI potrebbe essere applicata ad altri reperti enigmatici, offrendo nuove chiavi di lettura.

La combinazione tra competenze umanistiche e strumenti digitali apre così scenari inediti: molti oggetti del passato, finora considerati indecifrabili, potrebbero nascondere informazioni ancora da scoprire.

Fonte: New Atlas

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