Lo smartphone è ormai una costante nella vita di tutti noi, anche nei momenti più delicati. Tra questi vi è la gravidanza e anche i primi momenti dei più piccoli che finiscono sempre più online. A confermarlo è anche una recente indagine dell’Associazione Nazionale Dipendenze tecnologiche (Di.Te) illustrati alla consegna del premio PreSa, promosso dalla Fondazione Mesit.
Internet e bambini sempre più connessi
L’indagine, condotta nel 2022 da Di.Te in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria Condivisa (Sipec), ha coinvolto 13.049 tra genitori, adolescenti e bambini.
Tra i principali risultati vi è la presenza costante delle mamme su internet anche durante il momento dell’allattamento. Pare, infatti, che una mamma su due utilizza lo smartphone mentre allatta. Il telefono è anche tra i maggiori mezzi per intrattenere i piccoli. Dai dati risulta, infatti, che il 60% li usa per intrattenere i bambini tra gli 0 e i 4 anni. Dato che aumenta nella fascia d’età tra i 4 e i 9 anni arrivando a quota 88%. In particolare internet e lo smartphone vengono usati dai bambini prima di dormire (37%), quando sono stanchi o agitati (30%) o durante i pasti (41%).
Man mano che ò’età aumenta, continuano ad aumentare sensibilmente anche i dati di utilizzo. Come riporta Ansa, infatti, tra i 9 e i 14 anni, il 98% utilizza dei dispositivi durante la giornata, il 62% lo fa prima di andare a letto, l’81% si annoia quando non li usa, il 57% preferisce rimanere connesso piuttosto che uscire, mentre il 77% si arabbia quando lo fanno disconnettere.
“Questo ha impatto sulle relazioni e le emozioni. Sempre più ragazzi, specie dopo la pandemia, preferiscono vivere online piuttosto che fare esperienze nella vita reale, con tutto quello che può derivarne, dal cyberbullismo all’hikikomori. Un uso eccessivo e precoce può avere conseguenze negative sul piano psicologico e sociale, ma molti adulti – conclude – non conoscendo i rischi è come se abdicassero il loro ruolo di educatori. Questo conferma l’esigenze di un’educazione digitale precoce: già il ginecologo o il pediatra dovrebbero iniziare a parlare con i genitori di questo”, ha commentato Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta, presidente di Di.te, cha ha ricevuto quest’anno il premio PreSa.