Stati Uniti contro DeepSeek, la sicurezza nazionale al centro dello scontro

Washington ordina di rimuovere l’AI cinese dai sistemi pubblici per timori legati alla sicurezza dei dati e alla tutela nazionale

Redazione
Schermata di sistema federale con avviso su deepseek ai usa

Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale

Gli Stati Uniti hanno ordinato alle agenzie federali civili di interrompere gli acquisti e rimuovere dai propri sistemi informatici i prodotti e i servizi sviluppati dalla startup cinese DeepSeek. La decisione, motivata da preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale, riguarda anche le soluzioni di terze parti che utilizzano la tecnologia dell’azienda. Al centro del provvedimento ci sono soprattutto i timori relativi alla gestione dei dati degli utenti e alla possibilità che informazioni sensibili in possesso del governo americano possano diventare accessibili alle autorità cinesi.

Stati Uniti, stop a DeepSeek nei sistemi delle agenzie federali

La disposizione del governo statunitense estende le restrizioni sull’intelligenza artificiale cinese anche alle agenzie federali civili, imponendo sia lo stop ai nuovi acquisti sia la rimozione delle tecnologie già presenti nei sistemi informatici pubblici. Come riportato da TechCrunch il 20 ottobre 2026, il provvedimento è stato comunicato dal Department of Homeland Security, il dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti.

Il divieto non si limita ai prodotti sviluppati direttamente da DeepSeek. Rientrano nella misura anche i servizi e le soluzioni realizzati da altre aziende che incorporano la tecnologia della startup cinese. Le agenzie interessate possono comunque richiedere eccezioni al provvedimento, sebbene la linea generale imponga di eliminare questi strumenti dalle infrastrutture governative.

La decisione rappresenta un ampliamento delle misure già adottate da Washington. Nel dicembre 2025, infatti, una legge aveva preso di mira l’utilizzo di DeepSeek nei sistemi di sicurezza nazionale legati all’intelligence. La nuova disposizione estende il perimetro delle restrizioni alle agenzie civili federali, intervenendo anche sui software e sui servizi già utilizzati.

La gestione dei dati al centro delle preoccupazioni americane

Tra le principali motivazioni del provvedimento figurano i dubbi sulla gestione delle informazioni da parte di DeepSeek. Secondo quanto riportato nell’ordine, il Department of Homeland Security teme che i dati sensibili degli utenti governativi statunitensi possano diventare accessibili alle autorità cinesi in virtù della legislazione nazionale.

È questo uno degli aspetti che hanno spinto Washington a intervenire sull’impiego della tecnologia sviluppata in Cina all’interno delle proprie strutture pubbliche. La questione riguarda la possibilità che informazioni riservate, trattate attraverso strumenti di intelligenza artificiale, siano esposte a soggetti esterni al perimetro governativo americano.

La vicenda si inserisce in una più ampia competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. DeepSeek ha conquistato l’attenzione internazionale grazie a modelli di AI con pesi aperti e costi contenuti, capaci di competere con le soluzioni di aziende statunitensi come OpenAI e Meta. Il successo della startup ha contribuito ad accrescere l’attenzione delle istituzioni occidentali sulle implicazioni strategiche delle tecnologie cinesi.

Le accuse sulle tecniche di addestramento dei modelli AI

Le preoccupazioni americane nei confronti di DeepSeek non riguardano soltanto la sicurezza dei dati. Secondo un rapporto di settembre citato da TechCrunch, gli Stati Uniti hanno accusato la startup e altre cinque aziende cinesi, tra cui Alibaba e Moonshot AI, di utilizzare tecniche di distillazione dei modelli su larga scala per estrarre informazioni dai sistemi di intelligenza artificiale americani.

La distillazione consiste nell’utilizzare le risposte generate da un modello AI per addestrarne un altro. La tecnica può essere impiegata per sviluppare sistemi più efficienti, ma è finita al centro delle contestazioni rivolte ad alcune aziende cinesi per presunti tentativi di acquisire conoscenze dai modelli sviluppati negli Stati Uniti.

Anche OpenAI e Anthropic hanno sollevato preoccupazioni in merito a queste pratiche. OpenAI ha riferito ai legislatori americani di aver osservato presunti tentativi di DeepSeek di distillare i propri modelli. Anthropic, invece, ha dichiarato di aver individuato tentativi non autorizzati da parte di DeepSeek e di altri laboratori cinesi per raccogliere le risposte generate da Claude.

Pechino contesta la decisione e cresce la tensione tecnologica

La risposta cinese al provvedimento americano è arrivata attraverso Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino. La rappresentante ha criticato l’estensione del concetto di sicurezza nazionale e la politicizzazione delle questioni tecnologiche e commerciali, ribadendo che la Cina intende tutelare i diritti e gli interessi legittimi delle proprie imprese.

La contrapposizione tra i due Paesi si sviluppa mentre Pechino starebbe valutando restrizioni all’esportazione di 23 tecnologie legate all’intelligenza artificiale, tra cui progetti di chip e alcuni modelli avanzati. L’ipotesi, riportata da Bloomberg nella settimana precedente all’articolo di TechCrunch, sarebbe legata anche alla necessità di affrontare rischi per la sicurezza e possibili utilizzi impropri delle tecnologie.

DeepSeek è sotto osservazione da parte di governi e autorità di regolamentazione in diversi Paesi da quando il suo modello di ragionamento R1 ha scosso il settore dell’AI nel gennaio 2025, provocando anche una forte ondata di vendite delle azioni Nvidia. Le nuove restrizioni americane si aggiungono quindi a un quadro di crescente diffidenza verso le tecnologie cinesi considerate strategiche.

Fonte: TechCrunch

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