Adobe continua a sperimentare nel campo della fotografia computazionale e introduce una delle novità più interessanti per Project Indigo, la sua applicazione fotografica sperimentale. Con la versione 1.1 debutta infatti AI Playground, un ambiente che integra strumenti di intelligenza artificiale generativa direttamente all’interno della fotocamera, permettendo di modificare le immagini subito dopo lo scatto, senza dover passare da software esterni. L’obiettivo è rendere il processo creativo più immediato e aiutare gli utenti a migliorare le proprie fotografie mentre si trovano ancora davanti alla scena.
Un laboratorio di intelligenza artificiale dentro Project Indigo
AI Playground nasce come un esperimento pubblico gratuito destinato inizialmente soltanto a una parte degli utenti di Project Indigo. Non richiede la creazione di un account e sarà disponibile per un periodo limitato, con Adobe che raccoglierà dati anonimi sull’utilizzo delle varie funzioni per capire come le persone sfruttano l’editing generativo. L’azienda precisa inoltre che prompt e fotografie non vengono caricati sui server né utilizzati per addestrare modelli di IA.
L’accesso avviene dopo aver aggiornato l’app alla versione 1.1. Una volta scattata una fotografia con Project Indigo, basta selezionare il pulsante dedicato per aprire AI Playground. La piattaforma funziona esclusivamente con immagini realizzate tramite l’app stessa e mette a disposizione quattro sezioni principali: Object Editing, Styles, Photo Guidance e Custom Edit, ciascuna pensata per semplificare operazioni normalmente più complesse.
Dalla rimozione degli oggetti agli stili artistici
Tra le funzionalità più interessanti troviamo Object Editing, che permette di eliminare elementi indesiderati come persone sullo sfondo, veicoli, cartelli o altri oggetti di disturbo. È anche possibile aggiungere categorie personalizzate semplicemente scrivendo ciò che si desidera rimuovere.
Un’altra funzione consente invece di simulare una ridotta profondità di campo, sfocando artificialmente lo sfondo per mettere in risalto il soggetto principale. Adobe sottolinea che non si tratta di un classico editor fotografico, ma di un modo per esplorare come l’IA possa essere utilizzata direttamente durante la fase di acquisizione dell’immagine.
La sezione Styles, invece, trasforma le fotografie in illustrazioni attraverso differenti tecniche artistiche, come il disegno a penna e inchiostro, l’acquerello colorato o particolari effetti di illuminazione. Dietro ogni pulsante non si nasconde un semplice comando, ma prompt complessi ottimizzati da Adobe per mantenere il soggetto principale al centro dell’attenzione e ottenere risultati più convincenti. La società evidenzia comunque che, in alcuni casi, possono verificarsi leggere modifiche ai volti delle persone rappresentate.
L’IA valuta anche la qualità delle fotografie
Una delle novità più originali di AI Playground è Photo Guidance, una sezione che utilizza un grande modello linguistico per analizzare ogni fotografia.
Con la pressione di un pulsante l’app è in grado di evidenziare punti di forza e debolezze dello scatto, suggerendo come migliorarlo. Se il fotografo si trova ancora sul posto, il sistema propone anche consigli per ripetere la fotografia con un’inquadratura migliore; in alternativa offre indicazioni sulle modifiche da effettuare successivamente.
Adobe spiega che costruire questi suggerimenti è particolarmente complesso perché devono tenere conto delle reali capacità dello smartphone utilizzato. Ad esempio, non avrebbe senso consigliare aperture del diaframma regolabili o zoom ottici continui su dispositivi che non dispongono di tali caratteristiche. Per questo motivo il team sta lavorando a suggerimenti sempre più personalizzati in base al modello di telefono e agli obiettivi disponibili.
Prompt personalizzati e tecnologia dietro le quinte
Per chi desidera un controllo maggiore è disponibile Custom Edit, che consente di inserire liberamente prompt testuali oppure dettarli con la voce. In questo modo è possibile ottenere modifiche molto più creative rispetto ai pulsanti predefiniti, come spostare un soggetto in un ambiente differente o trasformare completamente lo stile della fotografia.
Sul piano tecnico, Adobe utilizza inizialmente il modello Google Nano Banana, pur lasciando aperta la possibilità di impiegare in futuro modelli differenti, compresi alcuni della famiglia Adobe Firefly, particolarmente efficaci nella rimozione degli elementi indesiderati.
Poiché Nano Banana opera nel cloud, è necessaria una connessione Internet per utilizzare AI Playground. Le immagini generate vengono elaborate a una risoluzione di circa 2K per ridurre tempi di trasferimento ed elaborazione. Inoltre Adobe ha sviluppato un proprio modello di machine learning per riportare le immagini elaborate da SDR a HDR, così da mantenere una resa visiva più vicina alle fotografie originali scattate con Project Indigo.
Le sfide ancora aperte dell’editing generativo
Adobe riconosce che l’editing basato sull’intelligenza artificiale presenta ancora diversi limiti. I prompt possono produrre risultati imprevedibili, alcuni modelli modificano involontariamente volti ed espressioni, mentre l’elaborazione cloud richiede inevitabilmente una connessione dati.
L’azienda sta inoltre lavorando sugli aspetti etici, prevedendo l’inserimento di metadati per certificare le immagini modificate attraverso la tecnologia della Content Authenticity Initiative. Alcuni modelli, incluso Nano Banana, applicano anche watermark invisibili alle immagini generate. Adobe sottolinea però che il modo in cui questi strumenti verranno utilizzati dipenderà soprattutto dalla responsabilità degli utenti e dal contesto in cui le fotografie verranno condivise.