L’exchange The Rock Trading sospende l’attività: l’analisi di Ferdinando Ametrano

Consigli disattesi da parte degli investitori, criteri di affidabilità e responsabilità dei regolatori

Redazione
Coinbase

Il mondo delle criptovalute sembra non trovare tregua, dopo il crollo di FXT è ora la volta di The Rock Trading (TRT), l’exchange di Bitcoin e criptovalute made in Italy che un paio di giorni fa ha interrotto l’operatività della sua piattaforma. Lo stop, è possibile leggere a chiunque atterri sulla piattaforma, è avvenuto “in ragione di difficoltà riscontrate nella gestione della liquidità”, che tradotto significa che non ci sono abbastanza soldi a esaudire le richieste di scambio e prelievo da parte degli utenti che hanno affidato in custodia a The Rock Trading le loro crypto, e, secondo quanto riportato da alcune testate nazionali tra le quali il Corriere della Sera, sarebbero circa 34mila i clienti italiani ora nel panico.

Leggi anche: Blockchain: cos’è e come funziona, tutto sulla catena di blocchi

The Rock Trading: 3 evidenze del caso

Sulla questione si è espresso Ferdinando Ametrano, Cofounder e Ceo di CheckSig, la società specializzata in assistenza su Bitcoin e crypto-asset, in una lunga lettera pubblicata sul sito web aziendale della quale riassumiamo qui i punti chiave.

“Questa volta l’evento è tutto italiano e non riguarda i soliti ciarlatani che si possono tenere a distanza col semplice buon senso”, afferma Ametrano, secondo il quale, al netto del fatto che ciò che è accaduto e le responsabilità sono ancora tutte da chiarire e accertare, dal suo punto di osservazione, emergono subito tre evidenze.

Lo sconforto per risparmi persi e suggerimenti disattesi

Leggendo i molteplici messaggi a lui pervenuti, la prima evidenza che sottolinea Ametrano riguarda indubbiamente lo sconforto dei clienti di The Rock Trading che adesso temono per i propri risparmi e che sulla piattaforma, motivati anche da scelte prudenti del suo management, avevano risposto la propria fiducia. Tuttavia, a loro stessa ammissione, sottolinea Ametrano, i clienti di TRT, non hanno seguito il suggerimento, noto e sempre ribadito, di non custodire fondi presso le borse di scambio, se non quelli strettamente necessari al trading. Questo comportamento porta a riflettere sul fatto che gli investitori del mondo cripto hanno ancora un basso grado di maturità e non hanno nemmeno metabolizzato le considerazioni sui fatti del 2022: si affidano a qualunque intermediario sembri affidabile, a nessuno viene in mente che il saldo del proprio conto corrente possa svanire o che le azioni nel proprio conto titoli non esistano davvero.

I criteri di affidabilità

Il secondo punto che mette in evidenza Ametrano riguarda il tema dell’affidabilità. Chiarito il punto del non detenere risparmi cripto sulle borse di scambio, il tema che ne deriva è quello della custodia. È irragionevole, dice l’esperto, affidare le proprie cripto ad aziende che non superino positivamente l’esame di quattro condizioni inderogabili:

– offrire una prova-di-riserve (proof-of-reserves) pubblica, periodica, inequivocabile
– essere assoggettate ad audit indipendente di terza parte
– avere coperture assicurative
– avere una rigorosa segregazione tra i beni dei clienti e quelli della proprietà

Si tratta di metriche oggettive, le uniche su cui basare la fiducia.

A chi desiderano percorre la strada della custodia indipendente Ametrano mette in guardia: “Alcuni tornano a suggerire la self-custody, contrapposta ai servizi di un operatore centralizzato, secondo la regola del not your keys, not your coins. Non mi sfugge quanto questa possibilità sia utile e persino essenziale in determinati contesti, ma attenzione a non cadere dalla padella di operatori inaffidabili nella brace di un fai-da-te improvvisato e pericoloso: meglio non sottovalutare i rischi di imperizia tecnica, quelli di aggressione a scopo di furto, il problema di come i nostri cari erediteranno i nostri asset digitali, gli adempimenti fiscali, ecc.”.

La responsabilità dei regolatori

Terzo e ultimo punto evidenziato da Ferdinando Ametrano riguarda la responsabilità dei regolatori. Non si tratta evidentemente di responsabilità diretta, ma si potrebbe indicare una specie di aggravata “omissione di servizio”. Risparmiatori ed investitori interessati al mondo cripto sono stati lasciati in balìa di operatori spesso inaffidabili, quando non semplicemente truffaldini, afferma l’esperto. Bitcoin è l’investimento più performante dell’ultimo decennio, rappresenta una nuova asset class che non può essere ignorata in una allocazione di portafoglio diversificata. Eppure, i regolatori continuano a ribadire il loro non expedit alla partecipazione del mondo bancario al fenomeno cripto. Addirittura, Consob ha invitato le società di revisione e consulenza a non lavorare con operatori cripto, invece di invitarli a controlli più stringenti. Insomma, sembra che gli operatori cripto debbano essere lasciati fuori dal consorzio industriale e finanziario e i loro clienti vadano solo dissuasi, per un pregiudizio squisitamente ideologico.

L’azienda CheckSig, attraverso un comunicato stampa ufficiale, rassicura che tali vicende non hanno alcun impatto diretto su sui fondi dei propri clienti.

Federico Morgantini Editore

Iscriviti alla newsletter

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.