IBM e l’intelligenza artificiale che dibatte con l’uomo: ecco Project Debater

Sara Giannaccini
Intelligenza artificiale, IBM

IBM continua il lavoro su Project Debater, la tecnologia di argomentazione computazionale che sfida l’uomo nel dibattito.


Uno degli sviluppi più interessanti dell’intelligenza artificiale è quello che riguarda l’interazione con l’essere umano all’interno di una conversazione, la capacità di sviluppare un discorso coerente e condurlo entro il perimetro di una tesi. Ne ha parlato Noam Slonim, illustre ingegnere di IBM Research, a Scientific American, che ha testimoniato lo sviluppo di un sistema autonomo basato sull’intelligenza artificiale che può impegnarsi in un dibattito complesso con gli esseri umani su questioni che vanno dal sovvenzionamento della scuola materna e la necessità dell’esplorazione spaziale fino alle implicazioni dell’ingegneria genetica. 

Nello specifico, si parla di tecnologia di argomentazione computazionale basata su intelligenza artificiale, che prende il nome di Project Debater ed è sviluppato da IBM.

In un articolo su Nature , Slonim e colleghi mostrano che su 80 argomenti di dibattito, la tecnologia di argomentazione computazionale di Project Debater ha ottenuti risultati positivi, anche se “è ancora in media un po’ inferiore rispetto ai risultati ottenuti da umani esperti in dibattito”, afferma Slonim. 

Era il 2019, a San Francisco, quando il sistema per la prima volta si è confrontato in un dibattito con l’esperto dibattitore Harish Natarajan.

In perfetta armonia rispetto alla sua controparte umana, all’intelligenza artificiale sono stati concessi solo 15 minuti per ricercare l’argomento e prepararsi al dibattito, sfogliando migliaia di gigabyte di informazioni a velocità record per formare una dichiarazione di apertura e sviluppare contro argomentazioni che sono state successivamente esposte da una voce robotica di donna, che si è espressa con una dizione quasi perfetta. Nessuna delle due controparti può avere accesso a internet, ed entrambe hanno a disposizione quattro minuti per formulare il proprio discorso e due minuti per tirare le somme finali.

Sebbene la sfida con Natarajan a San Francisco fosse davvero ardua, il sistema ha avuto il suo momento di gloria in un altro dibattito quando, co-guidato da Slonim e dal collega ricercatore IBM Ranit Aharonov, è riuscito a far cambiare idea a nove persone in un dibattito sull’uso della telemedicina, portando il dibattito dalla sua parte e confutando l’argomento dell’avversario.

In generale, ciò che strutturalmente caratterizza un dibattito è ancora fuori dalla reale “presa” dell’intelligenza artificiale. Questa vince a mani basse in giochi e quiz, dove c’è un chiaro vincitore e un chiaro perdente e dove è possibile codificare un percorso algoritmico binario definito verso la vittoria. Ben altra cosa è arrivare a raggiungere quel grado di raffinatezza che serve per costellare un discorso di sfumature e complessità, proprie dell’interazione tra esseri umani. L’ostacolo è mantenere uno scambio significativo che può prendere una direzione qualsiasi, simile a una vera conversazione umana.

Negli ultimi anni c’è stata un’enorme mole di lavoro nello sviluppo di algoritmi in grado di comprendere e generare il linguaggio umano“, afferma a Scientific American Slonim, ricercatore principale di Project Debater sin dal suo inizio. “I compiti perseguiti vanno dalla previsione del sentiment di una singola frase a compiti più complessi come la traduzione automatica e i sistemi di dialogo“. Aggiunge che i risultati di IBM riflettono un sistema che, pur restando al secondo posto, è un rivale dell’Homo sapiens, che può impegnarsi con un avversario in un modo che, finora, era fuori dalla portata di altri sistemi di intelligenza artificiale. Molti di questi sistemi possono generare quello che sembra essere un linguaggio significativo con la sintassi reale. Ma una grande domanda rimane: le macchine saranno mai in grado di emulare il ragionamento umano reale o diventare coscienti?

Sul palco, Project Debater è tutt’altro che perfetto, e i suoi passi falsi rivelano quanto siano difficili – e decisamente umani – l’argomentazione e il dibattito“, afferma l’informatico Chris Reed dell’Università di Dundee in Scozia, che non è stato coinvolto nella ricerca ma era presente in platea al dibattito del 2019. “[Eppure] la ricerca del Project Debater è un tour de force dell’ingegneria innovativa. La portata dei risultati del team IBM è chiara anche dalle prestazioni dal vivo del sistema: non solo utilizzando la conoscenza estratta da set di dati molto grandi ma anche rispondere al volo al discorso umano“.

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