Realtà aumentata e virtuale, ne parliamo con Lorenzo Cappannari

Un parere dal CEO di Anothereality su AR, VR, il Metaverso e gli ambiti di applicazione per aziende e brand

Anna Vittoria Magagna

In occasione dei Digital Innovation Days 2022  abbiamo intervistato Lorenzo Cappannari, Co-founder e Ceo di AnotheReality che opera nel mondo delle tecnologie immersive con la realtà aumentata e realtà virtuale (AR e VR). 

Dalla sua esperienza, quali sono gli ambiti dove AR e VR stanno riscontrando una più diffusa applicazione?

«AR e VR  hanno ampia applicazione nella customer experience, con esperienze  di brand emotive e profonde, che permettono di vedere il prodotto da vicino o modificato rispetto alla sua presenza fisica. La realtà virtuale sta lavorando molto nell’ambito B2B, soprattutto per prodotti complessi e di grandi dimensioni che magari non sono facilmente trasportabili in fiera. Altro discorso per la realtà aumentata è che può raggiungere numeri di adoption maggiori grazie al fatto che non ha bisogno di device per essere utilizzata. Viene utilizzata molto per e-commerce, per visualizzare il prodotto a casa: Amazon e Shopify stanno inserendo questa funzionalità. Altre volte viene utilizzata per esperienze interattive di gamification, sotto forma di filtri all’interno di social network o per siti web interattivi». 

Manutenzione predittiva, simulazioni e formazione del personale, assistenza da remoto, e non solo. Le potenzialità delle AR e VR applicate alla produzione industriale?

«AR e VR sono state utilizzate molto dalle aziende per l’employer engagement per i propri dipendenti, con attività di onboarding, recruiting, team building e anche formazione. Ad esempio, con A2A la realtà virtuale è servita per simulare procedure di sicurezza per gli impianti. Abbiamo lavorato sul learning by doing su processi ad alto rischio ad esempio per manutenzioni con componenti di pericolo come tralicci ad alta tensione ad altezze elevate. La VR ha la stessa efficacia formativa di altri simulatori che vengono utilizzati da molti anni, come quello di volo. Con una realtà completamente virtuale si può simulare qualsiasi cosa senza la componente del pericolo, favorendo la memoria muscolare su qualsiasi task in modo efficace. Anche esperienze catastrofiche possono essere simulate come gli incendi, per sperimentare i processi per la messa in sicurezza degli edifici».

Al tempo dello smart working, quali sono i vantaggi dell’utilizzo di tecnologie AR e VR all’interno di team diffusi?    

«Per lo smart working molte aziende stanno sperimentando l’utilizzo di ambienti virtuali e sociali per provare a fare workshop, collaborazione e creare uffici virtuali. Per esempio con la società energetica Terna, stiamo sperimentando un progetto per la gamification del workplace, dove i dipendenti possono lavorare insieme anche a elementi di dinamiche di gioco che attivano l’engagement. L’obiettivo è avvicinarsi anche al linguaggio delle nuove generazioni che è abituato a quelli del gaming».

Superando l’ultima frontiera di AV e VR atterriamo nella XR immersiva del Metaverso. Le sperimentazioni più interessanti, qualche esempio?

«Il Metaverso raggruppa tante tecnologie diverse. Se lo intendiamo come mondi sociali virtuali, allora le applicazioni più interessanti sono quelle dei brand che scelgono di fare delle attivazioni di valore al loro interno dove esiste un’audience anche di riferimento, con segmenti di consumatori con cui difficilmente si riesce a comunicare con altri canali. Alcuni brand in questo senso sono ad esempio Vans e Nike, che hanno aperto un avamposto nel Metaverso all’interno del mondo virtuale di Roblox dove ci sono milioni di utenti, presentando i propri prodotti, e anche monetizzando con token virtuali».

Investire comprando un terreno nel mondo reale o nel Metaverso? Un parere sulla folle corsa all’acquisto immobiliare virtuale

«Siamo ancora molto agli albori, quindi qualsiasi posizione può essere contestata in futuro. Personalmente sono scettico sulle modalità in cui le operazioni di vendita sono state svolte in molti casi. Si tende a portare scarsità all’interno di un ecosistema digitale che in questo momento non dovrebbe conoscerla, quindi la vedo un po’ come una forzatura. Molti dei Metaversi che hanno venduto le proprie terre hanno costruito un tessuto cittadino virtuale di speculazione senza essere abitati. Penso che questo tipo di operazioni siano molto rischiose e tenderanno a bruciarsi nel tempo. Al contrario, penso siano operazione di valore, le costruzioni di città da parte di community attive con la volontà giusta».

Federico Morgantini Editore

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