Spotify punta sull’intelligenza artificiale per aprire nuove opportunità di guadagno nel mercato dello streaming musicale. La piattaforma sta lavorando a un servizio che permetterà agli abbonati di creare remix e cover di brani famosi, modificandone lo stile o immaginando interpretazioni alternative. Il lancio è previsto per il primo trimestre del 2027, mentre l’azienda sta negoziando gli accordi con le case discografiche e cercando di coinvolgere direttamente gli artisti. Tra le ipotesi allo studio c’è anche un costo aggiuntivo di 4-5 dollari al mese.
Spotify prepara il lancio del servizio AI nel 2027
Secondo quanto riportato dal Financial Times, Spotify punta a rendere disponibile il nuovo prodotto nei primi tre mesi del 2027. La presentazione potrebbe avvenire in occasione dei Grammy Awards di febbraio, anche se sia le tempistiche sia il prezzo non sono ancora definitivi.
Il servizio consentirà agli abbonati paganti di utilizzare l’AI per creare versioni alternative di canzoni esistenti. Sarà possibile, per esempio, trasformare un brano folk in una traccia dance oppure realizzare una cover virtuale in cui un artista sembra interpretare la musica di un altro.
Spotify aveva annunciato il progetto a maggio, senza fornire successivamente molti dettagli. Ad agosto, il co-amministratore delegato Gustav Söderström aveva spiegato agli investitori che il lancio sarebbe avvenuto soltanto quando il prodotto fosse stato pronto.
La notizia dei piani sull’intelligenza artificiale ha contribuito a spingere le azioni Spotify, salite di quasi il 6% venerdì dopo la pubblicazione delle indiscrezioni del quotidiano britannico. La società ha declinato la richiesta di commentare il progetto.
Gli accordi con le case discografiche e il nodo degli artisti
Uno dei principali ostacoli riguarda le licenze necessarie per utilizzare legalmente la musica. Spotify sta negoziando con Sony Music e Warner Music, mentre ha già raggiunto accordi con Universal Music Group, il gruppo indipendente di licensing Merlin e la società francese Believe.
La disponibilità delle etichette, tuttavia, non garantisce automaticamente la partecipazione dei singoli musicisti. Gli artisti potranno infatti decidere autonomamente se autorizzare l’utilizzo della propria musica nel servizio, anche quando la loro casa discografica avrà sottoscritto un accordo con Spotify.
Convincere le star contemporanee si sta rivelando più difficile rispetto al coinvolgimento di alcuni artisti affermati da tempo. Un esempio è Olivia Rodrigo, che in un’intervista pubblicata questo mese da The Hollywood Reporter ha espresso una netta opposizione all’impiego dell’intelligenza artificiale nella propria musica: «Non lo farei mai. Assolutamente no. Una posizione irremovibile».
Il progetto rappresenta quindi un banco di prova per l’intero settore musicale: trasformare l’AI generativa in una nuova fonte di ricavi senza ignorare le preoccupazioni di chi crea e interpreta le canzoni.
Royalties e remix nelle classifiche: come funzionerà il sistema
Uno degli elementi centrali del progetto riguarda la remunerazione degli artisti originali. Secondo le informazioni raccolte dal Financial Times, i ricavi derivanti dai remix realizzati dai fan dovrebbero tornare agli autori e agli interpreti dei brani di partenza.
Spotify starebbe inoltre sviluppando un sistema per inserire i remix nelle playlist della piattaforma. Gli ascolti delle versioni alternative potrebbero contribuire ai risultati dei brani originali nelle classifiche musicali del servizio.
L’obiettivo è incentivare la partecipazione degli artisti, offrendo loro un’opportunità per aumentare i ricavi generati dal proprio catalogo. Durante una conferenza con gli investitori a settembre, Söderström aveva sottolineato come, per i musicisti degli anni Ottanta e Novanta, i remix realizzati da altri artisti rappresentassero già una possibile fonte di guadagno.
Con il nuovo servizio, secondo il dirigente, anche i fan potrebbero contribuire a questo meccanismo. Se un ascoltatore crea un remix di una canzone, ha spiegato Söderström, può aumentare la quota dei ricavi complessivi dello streaming destinata all’artista originale.
Nuovi abbonamenti per sostenere la crescita dei ricavi
Il servizio AI si inserisce nella strategia con cui Spotify vuole aumentare le entrate generate dai propri utenti. L’azienda sta sviluppando nuove funzionalità dedicate agli appassionati più coinvolti, tra cui l’accesso anticipato ai biglietti dei concerti e una maggiore disponibilità di audiolibri.
L’ipotesi di un supplemento mensile compreso tra 4 e 5 dollari per utilizzare gli strumenti di remix potrebbe contribuire a rafforzare i ricavi. Ian Moore, analista di Bernstein, stima che tra il 7% e l’8% degli abbonati statunitensi di Spotify potrebbe aderire al servizio entro la fine del 2028. Secondo l’analista, le nuove funzionalità a pagamento potrebbero aiutare la società a raggiungere i propri obiettivi di crescita.
Spotify ha indicato agli investitori l’aspettativa di una crescita annuale dei ricavi nell’ordine della metà della decina percentuale, ovvero intorno al 15%, fino al 2030. Il nuovo prodotto potrebbe rappresentare uno degli strumenti per sostenere questa ambizione.
La proposta si differenzia dai generatori musicali AI come Suno, che consentono di creare canzoni inedite attraverso istruzioni testuali. Spotify vuole invece permettere agli utenti di modificare brani già esistenti, purché gli artisti interessati abbiano autorizzato l’utilizzo delle proprie opere.