Dalla Cina arriva un risultato che segna un nuovo punto di riferimento nella fisica dei neutrini: il Jiangmen Underground Neutrino Observatory (JUNO) ha presentato i suoi primi dati scientifici, mostrando un livello di precisione mai raggiunto prima. Dopo oltre dieci anni di progettazione, costruzione e cooperazione internazionale, la struttura è ora pienamente operativa e si conferma come il primo rivelatore di nuova generazione ad avviare le misurazioni su larga scala.
Un progetto internazionale nato oltre un decennio fa
Stando a Interesting Engineering, l’idea di JUNO risale al 2008, con il via libera formale arrivato nel 2013 dalla Chinese Academy of Sciences e dal governo del Guangdong, cui sono seguiti i contributi di diversi partner internazionali.
La costruzione del laboratorio sotterraneo è iniziata nel 2015, mentre l’installazione del rivelatore ha avuto luogo tra il 2021 e dicembre 2024. L’infrastruttura si trova in un laboratorio sotterraneo con una copertura rocciosa di 1800 metri equivalenti d’acqua. Le sue prestazioni sono state valutate in dettaglio durante le varie fasi di messa in servizio, dal riempimento all’avvio delle prime acquisizioni fisiche.
Un articolo dettagliato sul funzionamento del rivelatore si trova nella rivista Chinese Physics C ed è disponibile su arXiv dal 18 novembre. Nel documento si descrive l’intero apparato sperimentale: un rivelatore centrale da 20 kiloton, circondato da una piscina d’acqua da 35 kiloton come sistema di veto Cherenkov, e da quasi 1000 m² di scintillatore plastico nella parte superiore.
Un balzo nella precisione delle misurazioni dei neutrini
Dopo il riempimento con 20 kiloton di scintillatore liquido e ultrapura acqua, l’osservatorio ha iniziato a raccogliere dati scientifici il 26 agosto 2025. I primi dati raccolti tra il 26 agosto e il 2 novembre 2025 — appena 59 giorni effettivi di attività — hanno permesso a JUNO di misurare i parametri di oscillazione dei neutrini solari, θ12 e Δm²21, con una precisione 1,6 volte superiore rispetto a tutti gli esperimenti precedenti messi insieme. Si tratta di un risultato definito straordinario dagli stessi ricercatori, poiché ottenuto in un tempo estremamente ridotto.
Questi parametri, solitamente osservati tramite neutrini provenienti dal Sole, possono essere misurati con grande accuratezza anche servendosi degli antineutrini prodotti dai reattori nucleari. In passato, un lieve scostamento — pari a 1,5 sigma — tra i due metodi aveva alimentato la cosiddetta “tensione dei neutrini solari”, interpretata da alcuni come possibile indizio di nuova fisica. Le misurazioni di JUNO hanno confermato questa discrepanza, aprendo così la strada a verifiche più approfondite: solo un esperimento che combina entrambe le sorgenti, infatti, può chiarire definitivamente la questione.
“Raggiungere una tale precisione in appena due mesi dimostra che JUNO sta operando esattamente come previsto”, ha commentato Yifang Wang, project manager e portavoce della collaborazione. Secondo il ricercatore, il livello di accuratezza raggiunto consentirà presto di determinare l’ordine di massa dei neutrini, mettere alla prova il modello delle oscillazioni ed esplorare possibili fenomeni oltre la fisica attuale.