YouTube ha alzato il tiro nella sua campagna contro i software di blocco pubblicitario, ovvero gli ad blocker. Dopo i recenti pop-up che avvisavano gli utenti dell’incompatibilità tra ad blocker e la visione di video, ora è emerso un nuovo tipo di “punizione”: rallentamenti sospetti nella riproduzione dei contenuti.
YouTube dichiara guerra agli ad blocker: rallentamenti segnalati dagli utenti
Diverse segnalazioni, raccolte soprattutto su Reddit in un thread con oltre 200 risposte, descrivono una dinamica molto chiara: alcuni secondi di attesa tra il caricamento della pagina e l’inizio effettivo del video, con la schermata che resta nera nonostante la connessione internet sia più che adeguata.
In basso a destra compare poi un piccolo messaggio: “Scopri perché si verificano queste interruzioni frequenti”. Un link apparentemente innocuo, ma il solo URL svela già la causa: l’uso di ad blocker.
Il nuovo sistema di rilevamento e il sospetto di “tracciamento”
Inizialmente, si pensava che il rallentamento colpisse solo gli utenti con un account YouTube associato all’uso abituale di ad blocker, suggerendo che Google potesse in qualche modo tenere traccia delle abitudini dell’utente.
Ma, come riporta anche PC World, in breve sono arrivate segnalazioni anche da utenti anonimi e non registrati, il che fa pensare che YouTube abbia sviluppato un nuovo sistema per rilevare la presenza di software di blocco direttamente lato browser.
Il messaggio è chiaro: se blocchi la pubblicità, ti facciamo aspettare comunque. È una mossa che somiglia a una forma di “throttling educativo”, in cui l’obiettivo non è solo impedire l’uso dell’ad blocker, ma far sperimentare all’utente un’esperienza meno fluida, sperando che si convinca a disattivarlo.
La storia si ripete: YouTube e il throttling selettivo
Quello che sta succedendo in questi giorni non è affatto un caso isolato. YouTube ha già sperimentato in passato strategie simili, rallentando volontariamente alcune funzioni o abbassando le prestazioni in determinati contesti tecnici. Contestualmente, gli annunci pubblicitari diventano sempre più lunghi e frequenti, e il messaggio ufficiale di Google è sempre lo stesso: la pubblicità è il motore che sostiene la piattaforma e i suoi creatori di contenuti.
La risposta delle community tech e degli sviluppatori di ad blocker non si è fatta attendere. In molti si aspettano che verranno presto trovati nuovi escamotage per aggirare questi rallentamenti, in una sorta di eterna partita a ping pong tra chi difende la gratuità dei contenuti e chi ne monetizza l’accesso.