Una volta era una miniera di carbone, abbandonata da anni alla mercé del deserto dei Gobi. E oggi? Sempre una miniera, ma “solare”, dalla quale si potranno ricavare ben 5,7 miliardi di kilowattora (kWh) all’anno di energia fotovoltaica, sufficienti ad alimentare due milioni di abitazioni.
Nel deserto dei Gobi una miniera rinasce sotto il segno del fotovoltaico
Lo riferisce in una nota il colosso energetico CHN Energy. A Otog Front Banner, nella regione di Ordos in Mongolia Interna (appunto il deserto del Gobi), è entrata in funzione la Mengxi Blue Ocean Photovoltaic Power Station, la più grande centrale fotovoltaica a capacità singola del Paese.
Come già anticipato sopra, il nuovo impianto sorge su un’ex area destinata all’estrazione di carbone, trasformata in un vasto parco solare di 7.000 ettari. Con oltre 5,9 milioni di pannelli installati, la centrale non solo produrrà ben 5,7 miliardi di kWh di energia all’anno (con una potenza totale installata di ben 3 GW), ma eviterà il consumo di 1,71 milioni di tonnellate di carbone l’anno, riducendo le emissioni di CO₂ di 4,7 milioni di tonnellate, l’equivalente di un’area boschiva di 62.700 ettari.
Si tratta dell’ennesimo gigante solare prodotto in Cina, che segue di pochi giorni quello inaugurato a pochi chilometri dalle coste, il primo al mondo per dimensioni nel settore del solare offshore.
Un parco solare multifunzionale e innovativo
Oltre a produrre energia, la Mengxi Blue Ocean Photovoltaic Power Station serve come laboratorio all’aperto per testare nuove tecnologie solari nel deserto del Gobi. Tra le innovazioni, l’utilizzo di una lega di terre rare per i materiali di messa a terra, che ha permesso di ridurre i costi del 40%, e un sistema integrato per il collegamento tra moduli e tracker, capace di ridurre significativamente le spese di costruzione.
Inoltre, precisa il sito di informazione Interesting Engineering, l’impianto adotta un sistema di tracciamento solare alimentato da intelligenza artificiale, che migliora la resa energetica dell’8%.
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La centrale fotovoltaica non è solo un progetto energetico ma anche un esempio di sostenibilità ambientale. L’altezza regolabile dei pannelli consente lo sfruttamento del terreno sottostante per l’allevamento di pecore australiane e la coltivazione di piante foraggere e arbusti anti-erosione.
Per ridurre l’impatto ambientale, i pannelli sono montati su fondamenta in acciaio anziché in calcestruzzo. Ciò ha consentito al team di ridurre il diametro del palo da 400 mm a 100 mm, preservando il manto erboso.