È passato un po’ di tempo dall’inserimento del chip di Neuralink nel cervello del secondo paziente, Alex. Solo di recente questi ha condiviso le sue prime impressioni sul dispositivo sviluppato dalla compagnia di Elon Musk.
L’operazione del secondo paziente di Neuralink
Prima di vedere i risultati, è bene fare un piccolo riassunto di questo secondo tentativo di Neuralink.
Il mese scorso, la società ha provveduto a impiantare presso il Barrow Neurological Institute a Phoenix (Arizona) il chip ‘Link’ all’interno del cervello di Alex, il secondo partecipante dello studio Prime, che coinvolge persone affette da tetraplegia per valutare la sicurezza del dispositivo e la sua funzionalità nell’interfaccia cervello-computer (BCI).
L’operazione è stata un successo, tanto che Alex è stato dimesso il giorno successivo e la sua convalescenza è proseguita senza complicazioni.
Come funziona il chip ‘Link’
Il sistema ‘Link’ è composto da 1.024 elettrodi distribuiti su 64 fili ultrasottili e flessibili, progettati per registrare l’attività neurale e far compiere al paziente di turno attività digitali come muovere un cursore o altro.
Si tratta di una tecnologia molto delicata e suscettibile a ogni minimo imprevisto. Si veda il caso del primo paziente, Noland, quando alcuni fili si sono ritirati dal cervello: a causa di questo problema il numero di elettrodi efficaci si è ridotto significativamente e, di conseguenza, anche le prestazioni dell’impianto ne hanno sofferto.
In questo caso, Neuralink ha risolto il problema modificando l’algoritmo di registrazione per renderlo più sensibile ai segnali neurali e migliorando inoltre l’interfaccia utente, così da consentire a Noland addirittura di raddoppiare il precedente record mondiale per il controllo del cursore.
Per evitare che Alex potesse incontrare lo stesso inconveniente, Neuralink ha adottato una serie di misure preventive, come la riduzione del movimento cerebrale durante l’intervento e una maggiore aderenza dell’impianto alla superficie del cervello.
Quali sono gli effetti del chip di Neuralink nel secondo paziente
E ora parliamo dei risultati di questo secondo impianto. Riferisce Adnkronos, intanto a livello di operazione, grazie alle modifiche sopraccennate, non c’è stata nessuna retrazione dei fili, il che è già di per sé un successo.
Dalla prima connessione tra il dispositivo e il computer, inoltre, Alex ha impiegato meno di cinque minuti per controllare un cursore con la mente, arrivando in poche ore a superare le prestazioni massime raggiunte con altre tecnologie assistive. Come il primo paziente di Neuralink, Noland, anche Alex ha stabilito un nuovo record mondiale per il controllo del cursore già nel suo primo giorno di utilizzo.
Conclusa la prima sessione di ricerca, Alex ha continuato a testare autonomamente il dispositivo, utilizzando il Link per giocare ai videogame e per lavorare con software di progettazione assistita dal computer (CAD), riuscendo addirittura a creare oggetti 3D.
Nuovi implementazioni in arrivo
Riferisce sempre Adnkronos, Neuralink sta lavorando per ampliare le capacità del dispositivo, in modo che gli utenti possano in futuro eseguire più comandi simultanei e migliorare il controllo del cursore. Sono in sviluppo anche degli algoritmi per decodificare l’intento di scrittura a mano, così da rendere più rapido l’inserimento del testo.
Ma non solo. Gli esperti di Neuralink stanno lavorando per permettere al dispositivo di interagire con il mondo fisico, ad esempio attraverso il controllo di un braccio robotico o di una sedia a rotelle, così da offrire nuove possibilità di autonomia a chi ne ha bisogno.
Questi progressi potrebbero non solo restituire autonomia digitale a chi non può utilizzare i propri arti, ma anche migliorare la capacità di comunicazione e addirittura motoria per chi è affetto da patologie neurologiche come la SLA.