Negli ultimi anni, la computazione quantistica ha suscitato grande interesse tra scienziati e imprenditori. Questo ambito tecnologico, in cui vengono utilizzati i principi della fisica quantistica per superare le capacità dei computer tradizionali, ha il potenziale per trasformare numerosi settori come la chimica, la scienza dei materiali, la finanza e la mobilità. Ed Eni lo sa, per questo recentemente ha voluto puntare sulla computazione quantistica fondando con ITQuanta la società Eniquantic.
La nascita di Eniquantic
Obiettivo della nuova venture Eniquantic è quello di sviluppare una macchina quantistica, che, combinando hardware e software, riesca ad affrontare problemi complessi in diversi settori come l’ottimizzazione matematica, la modellazione e simulazione avanzata e l’intelligenza artificiale.
All’interno di questo progetto, che si inserisce nel percorso di transizione energetica di Eni, la società Eniquantic sfrutterà la potenza del Green Data Center e dei suoi supercalcolatori HPC (High Performance Computing) non solo per esplorare le sinergie tra le architetture quantistiche e quelle tradizionali, ma anche per sperimentare l’efficacia degli algoritmi che simulano i principi della computazione quantistica su diversi casi d’uso in ambito energetico. Come ad esempio:
- l’ottimizzazione dei processi di produzione e stoccaggio delle risorse energetiche per ridurre sprechi e migliorare l’affidabilità delle reti energetiche;
- la simulazione e modellazione del comportamento della materia con tecniche di dinamica molecolare e meccanica quantistica, per scoprire nuovi materiali altamente performanti da applicare allo sviluppo di nuove fonti energetiche.
- lo svolgimento ed elaborazione di analisi avanzate di sistemi complessi per migliorare e ottimizzare le attività operative su tutta la catena del valore, a partire dal trading di energia e di altre commodities.
Il lungo progresso della computazione quantistica
L’esempio di Eniquantic dimostra come la computazione quantistica, seppur ancora in fase sperimentale, abbia già dalla sua parte un sacco di potenziali applicazioni.
Oltre a Eni, un altro esempio proviene dal Massachusetts Institute of Technology (MIT). I ricercatori del MIT e del MITRE hanno infatti sviluppato un’architettura hardware modulare, chiamata “quantum-system-on-chip”, in grado di gestire un gran numero di qubit in modo più efficiente, rendendo i computer quantistici più potenti e utili per risolvere problemi complessi che i computer tradizionali non possono affrontare.
Con queste capacità computative, i dispositivi quantistici potrebbero addirittura accelerare la scoperta di farmaci, migliorare la crittografia, ottimizzare le transazioni finanziarie e aiutare nella lotta contro il cambiamento climatico.
Ma per raggiungere obiettivi del genere, la sola ricerca non basta: anche gli investimenti possono dare una marcia in più allo sviluppo di questo ambito tecnologico. E per fortuna non ne mancano. Riferisce Wired, nel 2023 gli investimenti nelle tecnologie quantistiche hanno raggiunto un record di 2,35 miliardi di dollari.
Addirittura, stando a un report di McKinsey, si prevede che entro il 2035 quattro settori principali (produzione di prodotti chimici, scienze della vita, finanza e mobilità) potrebbero beneficiare enormemente della computazione quantistica, con un guadagno potenziale di 2 trilioni di dollari.