Una vera e propria onorata carriera, durata ben 40 anni sempre al servizio della ricerca sulla fusione nucleare. Il progetto JET di recente ha dato il suo ultimo contributo, un vero e proprio canto del cigno, dato che ora ha concluso il suo ciclo di vita operativa.
Ma i prodotti della sua attività saranno preziosi per il JDR, il nuovo progetto che porterà ulteriore ricerca e sviluppo per la costruzione di ITER, il prototipo di reattore a fusione europeo.
La storia del progetto JET, il pioniere della fusione nucleare
Come ricorda IlB Live, il JET (Joint European Torus) ha rappresentato una pietra miliare nel campo della fusione nucleare, utilizzando il confinamento magnetico all’interno di un tokamak per contenere e manipolare un plasma ad altissime temperature.
Per oltre 40 anni, il JET è stato il centro nevralgico della ricerca sulla fusione nucleare in Europa. Situato a Culham, nell’Oxfordshire, gestito dall’Autorità Britannica per l’Energia Atomica (UKAEA) in collaborazione con EUROfusion, ora ha concluso il suo ciclo di vita operativa.
Avviato nel 1983, all’inizio lo spegnimento dell’esperimento era programmato già per il 1992. Poi ritardato al 1997 e ancora agli anni 2000, già nel 1997 ha ottenuto il primo record di energia prodotta da fusione, superato poi nel 2022 (il doppio di quello precedente) e nuovamente a ottobre 2023.
Ma nel 2016, riporta il sito, si è fatto un ultimo bilancio costi-benefici: l’investimento non avrebbe più pagato come le volte precedenti. Mentre l’ITER sì, anche perché sarà un esperimento più grande, dato che si andrà ad aumentare le dimensioni così da facilitare le reazioni di fusione.
Anche se il JET ha raggiunto la fine del suo ciclo, il suo contributo alla ricerca sulla fusione continuerà a essere fondamentale per progetti come ITER, il prototipo europeo di reattore a fusione nucleare. Perché, come anticipato, continuerà a contribuire alla causa della fusione attraverso il progetto JDR (Jet Decommissioning and Repurposing), impegnandosi nello smantellamento e nella ricerca di nuove tecnologie in favore proprio di ITER.
Il canto del cigno: 69 Megajoule con pochissimo carburante
Il JET, una delle strutture di fusione più avanzate, usa campi magnetici per contenere un plasma ad altissima temperatura. Deuterio e trizio, varianti dell’idrogeno, sono i principali candidati per la fusione commerciale, generando elio e notevole energia.
Durante la sua ultima campagna sperimentale, denominata DTE-3, il JET ha stabilito un nuovo record di produzione energetica, dimostrando ancora una volta il suo potenziale. Riporta GreenMe, negli esperimenti finali sul deuterio-trizio del JET (DTE3), un’elevata potenza di fusione è stata prodotta costantemente per 5 secondi. Risultando in un record rivoluzionario di 69 megajoule utilizzando solo 0,2 milligrammi di carburante.
Questo traguardo, unico nel suo genere, evidenzia il progresso nella scienza e nell’ingegneria della fusione. La collaborazione di oltre 300 scienziati ha portato a significativi avanzamenti, nonostante le incertezze legate alla Brexit e alla partecipazione britannica in EURATOM.
Tuttavia, la strada verso la fusione commerciale è ancora lunga. Anche se il JET ha ottenuto risultati significativi, la realizzazione di centrali a fusione su larga scala richiederà ulteriori sforzi.
Il Regno Unito mira a una propria centrale a fusione, STEP, ma gli obiettivi climatici richiedono azioni immediate. Il dialogo con i partner europei su ITER continua, ma la sfida principale resta la tempistica, poiché la fusione commerciale non sarà pronta per contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra entro i tempi necessari, che il mondo si è dato per il 2030 e per il 2050.
In conclusione, il JET ha segnato un importante passo avanti nella ricerca sulla fusione, ma il cammino verso l’energia nucleare commerciale rimane complesso e richiederà ulteriori sforzi globali e collaborativi.